Imperia per gli scacchi, e non solo, non è certamente più Imola. Il primo Circolo del dopoguerra, fondato nel 1947 da un gruppo di amatori del nobil gioco, nel mitico Caffè Vittoria di Porto Maurizio, continua a fare sentire la sua forza vitale. Si tratta del più longevo torneo internazionale di scacchi di Italia. Forse non è inutile ribadire quanto il gioco più antico dell’uomo abbia contribuito a far conoscere Imperia in tutto il mondo, con evidenti vantaggi turistici e commerciali. Bravi gli amministratori locali che hanno saputo cogliere, in questo mezzo secolo, il valore di un’attività capace di formare la mente, che ha aiutato diverse generazioni a crescere con un alleato in più. Peraltro, le attività del Circolo Scacchistico Imperiese non si fermano ed entrano in quello che, nonostante le disastrate riforme, è il tempio della formazione dell’intelligenza e del carattere: la scuola. Un numero considerevole di studenti pratica l’attività scacchistica in provincia di Imperia. È interessante approfondire il perché di questo successo. Dico spesso ai miei bambini: «Analizzate le sconfitte e gli errori commessi in una partita, ma dovete comprendere anche il perché dei vostri successi, delle vostre vittorie». Io credo che tutto abbia origine da quel piccolo Circolo del dopoguerra, da quel gruppo di appassionati che hanno seminato e fatto crescere i primi importanti germogli. Negli anni a seguire, sino ad oggi, c’è sempre stato un ricambio. Nei momenti difficoltà non si è persa la voglia di fare; talvolta gli organizzatori non erano abili giocatori, maestri della scacchiera, ma semplicemente appassionati di cavalli, alfieri e regine, abilissimi però a trovare la mossa giusta nella vita di ogni giorno. Inoltre lo scacchista convive con i problemi ed è abituato a risolverli; parrà assurdo ma uno dei motivi del successo millenario del gioco, stupefacente connubio tra arte e scienza, consiste in questo. Non a caso, là dove ci sono le migliori scuole del mondo, ci sono gli scacchi. Giocava spesso Napoleone Bonaparte e un ottimo creatore di problemi scacchistici era papa Wojtyla;  Einstein definì gli scacchi come il gioco donato da Dio agli uomini.

sca

Da Il maestro sembra un clown di Ercole Bonjean

IL MAESTRO E LA TORRE D’ORO

Una delle più grandi passioni del maestro era quella degli scacchi. Un giorno stava giocando a scacchi contro sua moglie, ad un tratto venne risucchiato da una torre e portato a Monte Scacco, il paese dove vivevano gli scacchi. Quando il maestro se ne accorse, diventò rosso per la contentezza. Passarono di lì le due regine, la bianca e la nera, che subito si innamorarono di lui. C’era però un problema, tutte e due non potevano sposarsi con il maestro; decisero così di fare una partita a scacchi. La vincitrice l’avrebbe sposato. Il maestro, terrorizzato, iniziò una partita difficile. La sua unica salvezza era quella di conquistare la torre d’oro per sfuggire alle due regine. Con un po’ di fatica il maestro riuscì ad avvicinarsi alla torre d’oro, come un fulmine se ne impossessò, ci entrò e… finalmente si ritrovò a casa e disse: «Questa sera guarderò un bel film e non giocherò più a scacchi».

(G.C. – Classe III elementare)

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi