Il portoghese Ferdinando Magellano (Sabrosa 1480 – Isole Filippine 1521) profondamente convinto che le isole Molucche (Indonesia), ricche di spezie, merce all’epoca molto ricercata in Europa, così come le coste australiane dalle quali si importava cotone, grano e oro, si potessero raggiungere dal Portogallo molto più facilmente aggirando l’estrema punta del continente sud americano anziché doppiare il capo di Buona Speranza, si rivolse al re del Portogallo che però si rifiutò di finanziare l’impresa. Mal digerendo il rifiuto ma con lo stesso obiettivo di Cristoforo Colombo di buscar el levante por l’occidente, fece la stessa proposta al re di Spagna, Carlo V che, entusiasta, gli mise a disposizione ben cinque velieri: Trinidad, Victoria, Conception, San Antonio e Santiago. Il 20 settembre 1519 la Flota de las Malucas salpò dal porto spagnolo Sanlucar de Barrameda alla foce del Guadalquivir con un equipaggio di circa 250 uomini di cui una trentina italiani, tra i quali ben cinque savonesi: Francesco Piola, Martino de Giudici, Agostino Bona, Giovanni Gravallo, Leon Pancaldo. Quest’ultimo, capace di calcolare astronomicamente la posizione della nave, imbarcato come nocchiero sull’ammiraglia Trinidad, annoterà giornalmente nel diario di bordo Roteiro ogni fase della spedizione. Il ventisettenne Antonio Pigafetta, matematico, geografo, astronomo, di nobile famiglia vicentina, imbarcato come sobresaliente, passato un primo tempo difficile nei rapporti con Magellano, seppe conquistarsi la sua stima tanto che poco dopo fu nominato attendente; lo stesso lascerà una dettagliata e scrupolosa descrizione della circumnavigazione nella Relazione del primo viaggio intorno al mondo. Magellano, costeggiate le coste nord occidentali dell’Africa, diresse la prora verso il Brasile raggiungendo il 13 dicembre l’attuale Rio de Janeiro. Dopo una brevissima sosta per rifornimento, ripartì, sempre con rotta sud, giungendo il 10 gennaio 1520 in un’ampia insenatura, la foce del Rio della Plata, illudendosi di aver trovato l’agognato passaggio; ben presto, addentratosi e trovando acqua dolce e non acqua salata, dovette ricredersi. Per ritemprarsi del lungo viaggio e affrontare il duro inverno australe, si fermò parecchi mesi, permanenza non sempre tranquilla avendo dovuto sedare una rivolta scoppiata tra l’equipaggio e, successivamente, l’affondamento della Santiago. Il 24 agosto con le navi riprese il largo, ma le condizioni atmosferiche lo obbligarono a rifugiarsi presso la foce del fiume Santa Cruz da dove ripartì giungendo finalmente il 18 ottobre all’imbocco dello stretto. Gli animi dei marinai, provati dalle privazioni, dalla lontananza da casa e dalla difficile navigazione, erano soggetti a ribellioni che portarono all’ammutinamento dell’equipaggio della Sant’Antonio che, invertita la rotta, tentò la via del ritorno in Spagna. Il 28 novembre 1520, rimasto con tre sole navi, Magellano attraversò lo stretto che da lui prese il nome e con le sole tre navi rimaste percorse lo stretto dal 21 ottobre al 27 novembre 1520 battezzandolo Estrecho de todos los Santos, nome che ben presto verrà sostituito col nome dello scopritore: il passaggio di circa 270 miglia marine (500 km) si presenta da levante con una ampia insenatura di una trentina di chilometri mantenendosi con un’ampiezza piuttosto notevole nella prima parte per poi restringersi progressivamente fino a Capo Froward dove una stretta curva a gomito rappresenta il punto più difficoltoso, per proseguire poi tra due file di montagne a picco sul canale fino allo sbocco presso l’isola Desolacion. Le sorprese del viaggio non furono poche: terre inesplorate, animali sconosciuti come i pinguini, che non volano e vivono de pesce, i leoni marini, i quali non hanno gambe se non piedi tacati al corpo, popolazioni che parlavano lingue incomprensibili, uomini che se chiamano Canibali e mangiano la carne umana, altezza degli indigeni di circa 1,80 metri contro la media europea che si aggirava sul 1,60, da cui, come sostengono alcuni storici, il nome Patagonia (da pata-gone = gamba lunga). Uscite dallo Stretto, le imbarcazioni si trovarono di fronte ad un grande oceano, sconosciuto agli occidentali, che per circa tre mesi di navigazione in direzione nord-ovest fino alle Isole Marianne rimase tranquillo al punto che gli venne attribuito il nome Pacifico. Magellano raggiunse quindi le Filippine, dove venne ucciso nell’aprile 1521 in uno scontro con gli indigeni dell’isola di Mactan. Qui la nave ammiraglia Trinidad dovette fermarsi per avaria e solo la Victoria al comando di   Juan Sebastián Elcano, doppiato il Capo di Buona Speranza, fatta una sosta alle isole di Capo Verde, a tre anni dalla partenza, rientrò in Spagna a San Lucar presso Siviglia con solo 18 uomini, ma con la grande soddisfazione e l’orgoglio di aver circumnavigato per prima il globo terrestre. Un grande motivo di incredulità attendeva Pigafetta quando, raggiunte le isole di Capo Verde, i locali gli dissero che era giovedì 10 luglio anziché mercoledì 9 luglio come lui, attento cronista, aveva annotato sul Roteiro. Dopo aver scrupolosamente ricontrollato i suoi diari pensò che l’errore fosse degli abitanti delle Isole ma giunto in Spagna questa differenza si ripresentò nuovamente, a lui risultava essere il 5 settembre quando invece era il 6 settembre. Non si spiegava come avesse potuto sbagliare; passò svariati giorni nella biblioteca di Cordoba; per trovare una spiegazione, interpellò l’astronomo Giovan Battista di Cosenza, autore del trattato De motibus Corporum iuxta principia peripatetica, si consultò con molti geografi e studiosi, e alla fine giunse alla conclusione che l’errore era suo e che così spiegò nella Relazione del primo viaggio attorno al mondo: «Se meravigliassemo molto perché era mercore a noi; e non sapevamo come avessimo errato: per ogni giorno, io, per essere stato sempre sano, aveva scritto senza nissuna intermissione. Ma, come dappoi ne fu detto, non era errore; ma il viaggio fatto sempre per occidente e ritornato a lo stesso luogo, come fa il sole, aveva portato quel vantaggio de ore ventiquattro, come chiaro se vede». Questo passaggio fu seguito dalle navi per circa un secolo fino alla scoperta di Capo Horn (1616), rotta meno tortuosa e difficoltosa specialmente per barche a vela, per poi essere quasi completamente abbandonata con l’apertura del Canale di Panama (1914). Ben 356 anni dopo la scoperta dello Stretto, un grande imperiese, Bartolomeo Bossi1, nel 1876 col vapore Charrua di 165 piedi lunghezza, 24 larghezza, un equipaggio di 19 persone ripercorrendo lo Stretto iniziò l’esplorazione delle Terre patagoniche, della Terra del Fuoco, dei molti canali e insenature, scoprendo l’esistenza di correnti sottomarine. Molte le baie, i canali e le isole sconosciute che puntualmente battezzò, come leggiamo nei suoi libri: El vapor Charrua en el Pacifico y regiones Magallanicas e Esploracion de la Tierra del Fuego, nomi che riportò sulla Mapa dell’Arcipelago della Terra del Fuoco, Isola degli Stati e Stretto di Magellano da lui stesso disegnata… Seguitammo la nostra rotta verso la parte più stretta del canale… effettuammo una ricognizione ad una baia… chiamammo quella baia Regina Margherita… ancorammo all’entrata appoggiandosi ad un’isola… gli demmo il nome di Porto Maurizio… ci mettemmo in cammino… e ancorammo, quella rada la chiamammo Porto Cesare, in memoria di un figlio nostro morto al veder la luce… Questa isola fu da noi chiamata isola Sciurano2 come un tributo di amicizia a chi ci fece da padre nella nostra gioventù…

 

 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi