Lat. 55° 59’ 28’’ S. – long. 87° 17’ 20” W.  È l’estremità sud dell’isola de Hornos dell’arcipelago della Terra del Fuoco e fu scoperto per pura casualità nel gennaio 1526 quando lo spagnolo Francisco de Hoces, comandante del vascello San Lesmes, colto da una terribile tempesta nei pressi dello Stretto di Magellano, fu costretto a proseguire la rotta verso sud in cerca di ridosso. Giunto in vista dell’isolotto, non lo oltrepassò e tornò allo Stretto di Magellano perché al di là era l’incognito. L’equipaggio al rientro in patria affermò di aver visto la fin del mundo. Capo Horn è erroneamente considerato il punto estremo del continente americano, primato che appartiene invece all’isola Aguila poco più a sud. All’inizio del XVII secolo, le linee commerciali con l’estremo oriente erano quasi totalmente appannaggio della Compagnia delle Indie Orientali olandesi e gli unici passaggi erano il Capo di Buona Speranza e lo Stretto di Magellano. Quest’ultimo è troppo angusto, tortuoso e pericoloso per i venti impetuosi che improvvisamente si alzano con il rischio di mandare sugli scogli le imbarcazioni. Fu così che la Compagnia delle Indie allestì una spedizione per trovare una nuova rotta in alternativa allo Stretto. Tale compito fu affidato all’olandese Willem Cornelius Schouten che, al comando dell’Eendracht, un tre alberi di solo 350 tonnellate, doppiò il capo il 26 gennaio 1616 dandogli il nome del porto olandese Hoorn dal quale era partita la spedizione, aprendo così una nuova rotta tra l’Atlantico e il Pacifico per giungere sull’isola di Giava e alle isole Molucas. Nella   marineria velica è conosciuto semplicemente come il Capo, per i cileni come Cabo del fin del Mundo o come la Prigione del diavolo. Narra infatti una leggenda locale che sull’isola furono segregati Lucifero e gli angeli ribelli in continua agitazione per potersi liberare dalle catene che li tengono prigionieri. Noto anche come Capo Maledetto, simbolo dell’era delle grandi scoperte, epoca gloriosa e magnifica nella quale gli uomini, pur conoscendo innumerevoli pericoli, sacrifici, sofferenze e incognite alle quali sarebbero andati incontro, sfidavano l’oceano con le loro sole forze affrontando tempeste scatenate, ma con il grande desiderio e la speranza di scoprire nuove terre. Marinai legati fraternamente tra loro, accomunati dallo stesso scopo fidandosi ciecamente l’uno dell’altro dando prove di vero coraggio e abnegazione, tanto che si stenta a credere siano esistiti ed abbiano potuto resistere a situazioni del genere, dove il comandante era veramente Maitre apres Dieu. «Una razza scontrosa e fedele, vigorosa e fiera – ha scritto Joseph Conrad – capace di ogni rinuncia e dedizione, con i suoi riti, i suoi usi, il suo coraggio e la sua fede». L’isola vulcanica Horn si innalza ripida con i suoi 425 metri verso un cielo eternamente imbronciato, spesso avvolta da banchi di nebbia a strapiombo tra l’oceano Pacifico e l’oceano Atlantico, coperta da bassa vegetazione priva di alberi perché i forti venti ne impediscono la crescita, ma di forte e aspra bellezza . Il fondale marino che la circonda, si innalza in poche miglia dai 4000 metri di profondità ai cento metri, questa improvvisa differenza fa sì che le onde siano più corte, ma più alte e violente. I forti venti provenienti dalla cordigliera andina si scontrano con i venti freddi del Polo sud raggiungendo sovente i 200/220 km orari, le correnti atlantiche, urtando le correnti pacifiche, generano un mare tempestoso e freddo con onde alte fino a 20 m sovente con icebergs alla deriva. Una umidità che oscilla tra il 70% e il 90% e una temperatura che non supera quasi mai i 2° C. rendono molto difficoltosa la navigazione e non solo quella velica. Qui la forza della natura si manifesta con tutta la sua potenza e il suo spettacolo. Il mare attorno è conosciuto come uno dei più tempestosi e come cimitero di navi, sono infatti numerosissime le imbarcazioni affondate e oltre 10.000 i morti nel tentativo di doppiarlo, testimonianza dell’impari lotta dell’uomo contro la Natura. A indicare la rotta alle pochissime navi che passano nelle sue vicinanze nel 1962 è stato eretto, all’estremità sud dell’isola, un faro custodito da un guardiano dell’Armada del Chile che qui vive con la sua famiglia, unici abitanti dell’isola, in una comoda abitazione fornita di sala radio e stazione meteo, addossata al faro al quale si accede direttamente dall’interno, se ne prenderà cura per un lungo anno e poi si alternerà con un altro collega convivendo con i forti venti patagonici che soffiano senza tregua A pochissima distanza una minuscola Cappella dedicata alla Stella Maris, nei cui pressi su una collinetta il 5 dicembre 1992 su iniziativa dell’associazione Cap Horniers è stata inaugurato un imponente monumento di 7 metri di altezza composto da due piastre in acciaio nella quali è intagliata la figura di un albatros in volo che, nella tradizione, incarna le anime dei marinai morti in mare dedicata: Al Marino desconocido, a los que lo cruzaron y a los que perdieron la vida en su demanda. Alla base su una lastra di marmo si leggono i versi di Sara Vial: Soy el Albatros que te / espera en el final del mundo. / Soy el alma oldidada de los / marineros muertos que / cruzaron el Cabo de Hornos / desde todos los mares de la tierra. / Pero ellos no murieron en / las furiosas olas, / hoy vuelan en mis alas, / hacia la eternidad, / en la última grieta de los vientos antárticos*. Come da tradizione coloro che doppiavano Capo Horn potevano fregiarsi di un orecchino in oro da portare al lobo sinistro, cosa della quale erano orgogliosissimi, e in segno di manifesta superiorità potevano allungare un piede sul tavolo al quale erano seduti o tutte e due se avevano circumnavigato il globo, atteggiamento che con ostentazione e gran soddisfazione assumevano ogni qualvolta capitava l’occasione.cap-horn

Anche la città di Imperia, che ha dato il natale a molti naviganti che hanno doppiato il Capo, ha voluto onorare coloro che hanno compiuto la grande impresa. Il 24 maggio 1983 a Borgo Marina alla radice del Molo Lungo alla presenza dell’allora presidente Pertini in occasione del XXXIX Congresso dei Cap Horniers è stata inaugurata A ricordo dei naviganti della vela oceanica di Capo Horn  una bella statua in bronzo rappresentante un rude marinaio alla ruota del timone con lo sguardo severo e attento rivolto al Mare.

 

(*) Io sono l’albatro che ti attende / alla fine del mondo / Sono l’anima dimenticata dei marinai morti che doppiarono Capo Horrn provenienti da tutti i mari della Terra/ ma non morirono nelle onde furiose / oggi volano sulle mie ali per l’eternità, / attraverso l’ultima fessura dei venti antartici

 

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