Giuseppe Cassinelli è a considerato fra i più grandi interpreti del dialetto ligure anche se gran parte della sua produzione letteraria è in italiano. Nato a Dolcedo nel 1928, ancora studente, collabora assiduamente con L’eco della riviera di Sanremo. Nasce così l’amore per la scrittura e la voglia di comunicare attraverso di essa. La poco convinta iscrizione alla facoltà di legge esaurisce ben presto la sua parentesi universitaria, anche perché unico e vero interesse di Cassinelli è ottenere un diploma che gli consenta di diventare maestro come suo padre e di dedicarsi quindi liberamente alle lettere. Con il diploma acquisito a tempo di record arriva l’insegnanento per 4 anni in Lombardia e poi sempre in Liguria. Alassio, dove forma la sua famiglia, diventa la terra di elezione ma le puntate a Dolcedo e nelle località della sua infanzia sono sempre assai frequenti. Intanto è iniziata la sua collaborazione a riviste di critica letteraria come Realismo lirico, Arte e stampa di Sabatelli e la prestigiosa Persona di Adriano Grande. Gli interessi di Cassinelli si ampliano in ambiti espressivi diversi: la musica e la pittura possono, secondo lui, trasmettere o integrare sensazioni inesprimibili con la sola parola. Ma la poesia resta la via più immediata per esprimere se stesso, i propri pensieri e sentimenti. È nel corso di questi anni che Cassinelli pubblica varie raccolte. In italiano: Preludio alla saggezza nel 1955, Tuttacielo nel 1972 e il Tordo còrso nel 1978. In dialetto: Ciòiu de mazu (Chiaro di maggio) nel 1970 e U fiêu e a nêutte (Il bambino e la notte) nel 1989. Vi sono elementi caratteristici che confluiscono in uno stile che è costante in tutte le opere di Cassinelli. Innanzitutto una certa influenza derivata da Pascoli nel ripercorrere temi legati alla natura, al mondo contadino, alla terra degli ulivi, la più vicina alle sue radici. Cassinelli persegue poi la ricerca della chiarezza e dell’armonia utilizzando volentieri la musicalità dei suoi dialetti, quello di Dolcedo e quello di Alassio. La capacità di percezione e di d7efinizione la esprime inoltre nella saggistica. Cassinelli si è occupato di autori come Giovanni Boine, Aldo Capasso, Ettore Serra, Elena Bono, Gualtiero Amici, ha curato i carteggi di Pascoli e Boine e l’edizione di Murmuri ed echi di Mario Novaro. Tutto ciò in ossequio ad un’altra peculiarità della sua letteratura: lo stretto rapporto tra vita e arte dove quest’ultima trae ispirazione dalla prima che pure essa stessa alimenta. Inediti rimangono molti scritti che non hanno visto la stampa per una sorta di pudore che lo contraddistingue. Ma, nonostante la sua visibilità per scelta non sia mai stata elevata, l’opera pubblicata è sufficiente a consacrare Cassinelli come una delle espressioni più autentiche dello spirito ligure, così schivo e così profondo. (New Mag 1997)

IL TORDO CÒRSO di G. Cassinelli

Quando la neve è ai monti, il tordo còrso / divalla per le conche / vaporose d’ulivi, sui ritani / segreti d’acque netti d’arenarie. / Così, anche nell’anno che i miei colli / erano tutto uno sparo – e il silenzio / più angoscioso degli urli: non sepolti / gli uccisi (o sotto i castagni), il consueto / volo del tordo ci parve figura / di Qualcosa impassibile alle sorti / singole ed alle morti. / Così ci apparve. E non era che il segno / di ciò che può resistere al disegno / degli odi e delle fami.

[primavera 1944/ primavera 1945]

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