NEL 1919, ADRIANO Wettach, in arte Grock, sposò, a Londra, Ines Ospiri, cantante italiana. Il padre della sposa lavorava a Imperia, nella amministrazione statale. Fu così che Grock vide Oneglia, e fu attratto dalla zona delle Cascine, allora popolata solo da poche ville, immerse nel verde. Da ciò la decisione di costruirvi una grande casa, per la vecchiaia e quale simbolo del successo raggiunto. Grock era nato in Svizzera, a Reconviliez, il l0 gennaio 1880. Il padre alternava il lavoro in fabbrica con la gestione di osterie. Per attrarre i clienti, organizzava degli spettacolini utilizzando il talento musicale e canoro dei figli. Ma gli affari andarono male, e la famiglia si dissolse. Adrien cominciò una vita di vagabondaggio e di lavori precari, da accordatore di pianoforti a uomoserpente in un piccolo circo. Nel 1903, per fare coppia con un comico che si. faceva chiamare Brick – e aveva litigato con il partner Brock – assunse il nome di Grock. Che divenne realmente celebre, tre anni dopo, quando il più famoso clown bianco di quegli anni, Antonet, volle il giovane comico al suo fianco, come Augusto: risalgono a quel periodo il costume, che Grock non avrebbe più abbandonato, e la maschera (cranio calvo grazie ad una calotta di feltro, naso rosso, il mento candido di biacca), che resta ancora, in cemento, quale decorazione di architravi e trabeazioni della villa. L’accordo fra i due resistette sei anni: poi Wettach si mise in proprio con una spalla, preferendo, decisamente, il music hall al circo. Il ventennio fra le due guerre fu molto favorevole agli artisti del cinema e del varietà, che venivano ben accolti anche da intellettuali, da gente di quello che si chiamava il bel mondo, e persino da politici. Grock si inserì benissimo in quell’ambiente cosmopolita, ed ebbe anche, in conseguenza di ciò, contratti favolosi, soprattutto al Coliseum di Londra, all’Olympia di Parigi, al Wintergarten di Berlino, dove presentava, senza la minima variante, il suo numero di 42 minuti esatti, basato su acrobazia, esibizioni musicali (suonava trenta strumenti), jonglage e dialogo col partner ridotto al minimo. Guadagnava molto: nelle sue memorie (le scrisse tre volte, e vi sono incongruenze fra le diverse versioni) parla di trecento sterline alla settimana. Quindi, con la quota 90, cardine dell’economia di allora, circa 27 mila lire. In quegli anni, lo stipendio di un ragioniere al primo impiego, da u sciu Paolo (Agnesi) era di quattrocento lire al mese. Nel 1929 iniziarono i lavori per la costruzione della villa chiamata Bianca in ricordo della figlia del primo matrimonio della moglie di Grock. Certamente vi fu un architetto, ma l’enorme costruzione fu ideata, anche nei dettagli, da Wettach, che la vide come il castello di un clown che si è affermato al music hall. Quindi, cupole, colonne, e grandi scalinate, in casa e in giardino, pronte, si direbbe, per la sfilata delle girls. Dentro – chi scrive fu ospite molte volte – si seguì lo stesso criterio: al piano terreno grandi saloni (uno con biliardo), fontane decorative, mobili massicci e la presenza quasi ossessiva di Grock, in fotografie, ritratti ad olio e all’acquerello, caricature, diplomi e decorazioni. Decine e decine di oggetti, arrivati, non sappiamo per quali vie, alla galleria Il Ponte di Milano, furono dispersi all’asta la sera del 28 ottobre 1982. Grazie anche ai rilanci continui di due concorrenti, in rappresentanza del circo svizzero Knie e del tedesco Roncalli, si raggiunsero cifre notevoli. AI vertice, il busto in bronzo di Grock, a grandezza naturale, aggiudicato per 18 milioni. I lavori di costruzione durarono tre anni, non per colpa degli edili, ma del sistema di finanziamento. Villa Bianca costò tre milioni di allora. Grock non aveva pronti tutti quei soldi: partiva in tournée, spedendo poi gli incassi a una ; banca di Imperia: quando c’erano capitali sufficienti, si ricominciava a costruire. La cosa più strana è che Grock abbia scelto, per il suo castello di clown trionfante, proprio l’Italia. Il nostro pubblico non amava l’arte troppo gelida e astratta dell’attore svizzero: nel 1928, l’unica tournée italiana si risolse in un insuccesso Ca Bologna si arrivò ai fischi). Con gli imperiesi i contatti furono scarsissimi e, diciamolo, poco amichevoli. Grock si limitava a ricevere poche persone, in particolare le sorelle Berio, figlie di Lorenzo e vicine di casa, e il dottor Amoretti, il dentista. Del resto, fino allo scoppio della guerra i coniugi Wettach venivano pochissimo a casa loro. Fu negli anni tristi che essi vi trovarono rifugio. Rimasero a Oneglia fino al 1950, quando Grock riprese “la strada del viaggio” con un suo circo senza animali, che resistette pochissimi anni. Nel 1956 prese parte, con brevi interventi, a cinque puntate dello spettacolo Tv Uno, due e tre con Tognazzi e Vianello. Montate con delle riprese effettuate, anni dopo, ad Imperia, quelle esibizioni dettero modo di realizzare alla Rai un filmato che, a fianco di un brutto film girato nel 1932 (ve n’è una copia al Museo dei Cinema di Torino: merito della cognata di Luigi Agnesi), resta la sola testimonianza del fenomeno Grock. A Oneglia, negli anni dell’inattività, Wettach non si annoiava: nel grande laboratorio al piano sotterraneo della villa costruiva per gli amici accendisigari, piccoli oggetti, aggiustava orologi. Ideò anche, e fece brevettare, un antifurto per automobili, rivelatosi, quando si passò alla produzione industriale, un disastro. Il lO gennaio, anniversario del compleanno, si faceva festa, riaprendo il salone: tenere acceso !’impianto di riscaldamento tutti i giorni era impossibile, occorrevano tre quintali di carbone ogni 24 ore, e i due anziani coniugi passavano il loro tempo in un salottino imbottito di tappeti, e con stufetta di fortuna. A tavola, eravamo in media, quel giorno, quindici persone. Arrivavano talvolta i grandi del circo francese, gli Amar, i Buglione, i Medrano. “Grande amico” – Grock lo chiamava così – molto atteso e mai visto, Charlie Chaplin. Grock morì il 14 luglio 1959, e fu cremato. Ammalata, la signora Ines sopravvisse, a Imperia, alcuni anni ancora. La figlia Bianca, rientrata per pochi giorni dall’America, si liberò dell’eredità. Da allora Imperia si trova di fronte al problema di cosa fare di una costruzione che non si presta ad essere trasformata in albergo (le camere sono, al secondo e al terzo piano, una decina) né ad essere suddivisa in appartamenti. Spontaneo pensare a un museo del circo, ma trovare il materiale espositivo è difficile e molto costoso. In Germania, il ricordo di Grock si sta spegnendo, le nuove generazioni non ne hanno mai sentito parlare. Fra i pochi fedeli, Bernhard Paul, padrone del già citato circo Roncalli, e attento collezionista di materiale circense. La moglie, italiana, ci ha detto che egli è venuto ad Imperia con l’idea di trattare l’acquisto del “castello”, ma si è ritratto spaventato non tanto dal prezzo della casa quanto dalle spese necessarie per riattivarla (occorre rifare impianti elettrici, idraulici, di riscaldamento, serramenti e altro). Paul preferisce ampliare il museo che ha iniziato in un palazzo di Colonia. La domanda cosa farne? resta, quindi, per la gente comune, senza risposta. Come avrebbe dovuto esserlo per Grock, che non andò mai oltre l’ambizione di poter dimostrare ai suoi colleghi dei circhi maggiori e minori, agli acrobati, ai giocolieri, ai contorsionisti, ai domatori, ma anche agli eccentrici, ai cantanti, alle ragazze di fila a quale vertice di ricchezza e di fantasia creativa potesse giungere un clown. (1996)

 

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