«Era il primo giorno di quaresima; il mattino, mentre andavano spegnendosi nelle città più cospicue i tripudi di carnevale e gli abitanti dei comuni rurali già stavano raccolti in Chiesa per le funzioni religiose della circostanza, s’udì improvvisamente un forte rombo, subitamente tremò la terra, traballarono gli edifici e tre violente scosse, suecedutesi a breve intervallo, ciascuna della durata di molti minuti secondi, sparsero d’un tratto la desolazione e la morte in tutta quella vasta plaga della Liguria, che si estende da Sestri Ponente a Ventimiglia, senza risparmiare le vicina provincia di Cuneo. Città e paesi interi come Diano Marina, Diano Castello e Bussana furono convertiti in un cumulo di rovine; moltissimi altri, oltre 200, riportarono danni gravissimi; le vittime furono 658 morti e 509 feriti». Così si legge in una Relazione della Commissione Reale istituita per prendere visione dell’intensità del terremoto nelle provincie di Genova, Porto Maurizio (ora Imperia) e Cuneo. La relazione, pubblicata nel 1839, prosegue dicendo che «stabilire con cifra anche approssimativa, l’entità dei danni sofferti, è opera difficile per non dire impossibile, essendosi proceduto per parte del Governo alla loro estimazione in via sommaria», dal momento che moltissimi dei colpiti non fecero alcuna denuncia e altri non chiesero alcun prestito. Tuttavia dalle domande inoltrate dai comuni per ottenere i mezzi necessari al restauro o alla ricostruzione degli edifici sia pubblici che privati si può dire che «i danni sofferti nei fabbricati raggiunsero se non superarono i quaranta milioni».

Nella Relazione inoltre sono elencate, paese per paese, le persone che perirono o rimasero ferite. Nei morti sono compresi quelli deceduti sotto le macerie e quelli deceduti a causa di ferite, crolli ecc… ma posteriormente al terremoto.

  FERITI MORTI·
Oneglia 81 30
Porto Maurizio 3 5
Castelvecchio 7 l
Diano Marina 101 192
Diano Castello 16 32
San Bartolomeo del Cervo 5 2

L’opera dalla quale si traggono dati e informazioni, qui riportati, si intitola Liguria Geologica e Preistorica in due volumi, scritto da Arturo Issel e pubblicato nel 1893 a Genova da A. Donati Editore, a soli sei anni dal terremoto quindi con ancora vivi i ricordi dei superstiti.

«Il terremoto del 1887 si produsse con tempo sereno e calmo, essendo la colonna barometrica assai alta, e fu preceduto dai consueti fenomeni precursori (…) La prima scossa si fece sentire a Mentone alle ore 6 18’34”; a Nizza alle ore 6 19’34”; a Torino alle 6 20′; ad Alassio alle 6 21′ 34″; a Marsiglia alle 6 21′ 50″; a Moncalieri tra le 6 21′ 50″ e le 6 22′ 33″; a Genova al1e 6 22′; a Milano fra le 6 e 23′ e le 6 e 24′; a Firenze alle 6 25′. Fu preceduta, in Liguria, da un rombo d’intensità rapidamente crescente, che tosto scemava e cessava poi del tutto, mentre incominciava la trepidazione del suolo. Questo rombo incominciò nell’area principale sismica tra 2 e 4 secondi prima della scossa. Nel momento della prima scossa o poco prima, secondo alcuni, fu veduto un lampo, un bagliore, accompagnato, dicesi, da una sorta di nebbia che si sarebbe levata dal mare di contro a Diano Marina. Questa scossa, la quale durò, nel tratto della Riviera più fortemente colpito da 20″ a 40″, si manifestò con lievi sussulti irregolari (… ). Dopo la prima scossa, la quale produsse ingenti rovine lungo la Riviera occidentale e in qualche punto dell’interno, se ne produsse un’altra più leggera verso le 6 30′ a.m., la quale determinò la caduta di mura già fesse e crollanti. Alle 8 53′ ebbe luogo una terza scossa di breve durata, ma più disastrosa, per le condizioni in cui si trovavano alcuni edifizi già pericolanti. Avvenero poi, nel giorno stesso e nei successivi, numerose repliche più o meno leggere. Le trepidazioni e i sussulti si produssero ancora ad intervalli sempre più lunghi, anche nel 1888 e nel 1889. Talune di queste oscillazioni secondarie furono precedute da rombo (… ) Subito dopo la prima scossa, il mare si ritirò dalla spiaggia per piccolo tratto, cioè dai 10 ai 30 metri, secondo i punti e dopo alcuni minuti risalì per brevissimo tempo a quasi un metro sopra il livello primitivo, invadendo una piccola zona di litorale attualmente emersa. A Sanremo (… ) una nave ancorata in quel porto ruppe gli ormeggi e molti pesci morti furono gettati alla riva. A Nizza, si raccolsero sulla spiaggia morti o semimorti dopo il terremoto, pesci ordinariamente confinati nelle maggiori profondità (… )»

«Oneglia, la vetusta patria di Doria, città di oltre 8 mila abitanti, fiorente per la marina mercantile per i commerci, fabbriche ed officine molteplici, a chi si limitava ad osservare l’esterno dei suoi fabbricati, non presentava tutto l’orrore di devastazione, che colpiva il visitatore di altri paesi, la più gran parte delle case parendo ancora intatte. Questa fu la prima impressione provata dalla Commissione Reale, allorché si recò a visitare quella desolata città. Ma purtroppo trattavasi di ingannevoli parvenze, I grandi fabbricati della piazza Maria Teresa, principale della città, ebbero tutti a soffrire motto, Tutte le case della lunghissima via Doria, apparentemente incolumi subito dopo il disastro, dovettero in seguito essere demolite a spese del comune, e per ragione di sicurezza pubblica; alle 22 vittime se ne aggiunsero altre a causa delle demolizioni, essendo avvenuto che il 15 ottobre 1887, pochi momenti prima dell’arrivo della Commissione Reale in Oneglia, varii operai rimanessero travolti sotto le rovine di una casa improvvisamente crollata. Fu necessario ordinare in fretta lo sgombero del palazzo del Comune e del grandioso Penitenziario, trasportando i detenuti alla Pianosa. I fabbricati, nei quali avevano la loro sede l’Istituto dei sordomuti, il Collegio convitto, le scuole comunali, la Corte d’assise, soffersero danni gravissimi. Dall’Ospedale, reso inservibile, si trasportarono 70 ammlati in una acconcia costruzione in legno, dono generoso di un Comitato di filantropici cittadini della città di Cremona. Il Tribunale civile correzionale, il cui locale fu pur reso inabitabile, venne costretto a riparare in apposita baracca, ed ivi tenere le sue udienze. La Caserma, vasta ed imponente costruzione, rovinò completamente; sotto le macerie perirono miseramente alcuni soldati, la cui vita poteva ancora essere preziosa alla difesa della Patria. Insomma degli 8 mila abitanti di Oneglia a ben pochi fu concesso di poter dormire senza pericolo nelle proprie case; tutti gli altri furono costretti a ricoverarsi in anguste baracche. Portomaurizio, capoluogo della provincia, città ricca di avviatissimi commerci e di pubblici stabilimenti, sebbene vicinissima ad Oneglia, ebbe danni relativamente assai minori. Tuttavia molti edifici pubblici furono gravemente danneggiati, la parte antica della città fu quasi rovinata, e quasi interamente distrutto il sobborgo Massabovi».

«A Diano Marina non una casa fu risparmiata fra le tante destinate a contare 2400 abitanti: quello che il terremoto non poté interamente abbattere, fu riservato al piccone demolitore; ed a chi alcun tempo dopo recavasi a visitare quella sventurata città, gli si affacciava allo sguardo una larga spianata di macene che inspirava un sentimento profondo di amarezza e di sconforto; e lo strazio e l’angoscia dei desolati superstiti gli faceva apparire quasi meno deplorevole la sorte di coloro che perirono vittime dell’orrendo disastro. Riesce tanto più grato render noto, a ben meritata lode di quella onesta popolazione, che nella rovina improvvisa e in mezzo alla confuse macerie di tante case, essendo rimasti nascosti e dispersi valori d’ogni specie, per molte centinaia di migliaia di lire, ben poco andò smarrito; non un furto od una appropriazione indebita fu lamentata, ed a ciascuno fu dato di ricuperare pacificamente gli oggetti e i valori di propria spettanza. Per quel giovamento, poi, che potesse per avventura trame la scienza, non pare affatto inutile riferire, che mentre quella delle case che sovrastava il suolo crollò quasi intieramente, le cisterne (volgarmente chiamate trogoli) scavate appositamente nel sottosuolo degli stessi fabbricati, nelle quali erano deposte ragguardevoli quantità d’olio d’oliva, non risentirono alcun danno, né una goccia andò perduta. Come Diano Marina, e più ancora se fosse stato possibile, fu rovinata l’antica sua culla, Diano Castello, che gli sovrasta su di un ridente poggio tre chilometri distante. Le rovine di questa piccola città, della quale fa cenno la storia di Genova fino al secolo XIII, furono superiori ad ogni immaginazione, tanto che molto si discusse, se dovevasi abbandonare l’antica sede per avvicinarsi al piano, e fondersi in una sola città con Diano Marina; ma non tanto per ispirito di veniste gelosie, quanto per l’intenso affetto del luogo natio, non si riuscì a tradurre in atto un divisamento, che avrebbe recato una utilità incontestabile al risorgimento e all’avvenire dei due paesi. Inutile aggiungere che tutti i comuni dell’incantevole valle di Diano furono anche grandemente danneggiati: tutti quanti ebbero dal terribile flagello guaste le case, le chiese e le scuole, e la grande maggioranza di quelle popolazioni fu costretta a ricoverarsi in misere baracche».

San Bartolomeo del Cervo fu colpito ancora più fortemente della vicina Cervo; casa comunale, scuole, chiesa e abitazioni, tutti insomma i fabbricati furono resi inabitabili ed inservibili. Fu necessario demolirne un gran numero.

Nel libro di Issel è riportato anche un elenco di scosse di terremoti, registrati nel XIX secolo, che colpirono la Riviera di Ponente.

1807: forte terremoto a Sanremo, sentito pure a Nizza e Cuneo.

1818: 23 febbraio: verso le 7 15′ p.m. terremoto fortissimo o rovinoso a Mondovì, Acqui, Nizza-Monferrato, Sanremo, Porto Maunzio, Alassio. Gravi danni ad Alassio e a Diano Castello Altra scossa alle 11 p.m. che danneggiò Sanremo. Repliche il 24 e 26 febbraio e 2 marzo.

1819: 8 gennaio: forte terremoto a Genova, fortissimo lungo la riviera occidentale, rovinoso a Porto Maurizio e Sanremo.

1831: 26 maggio: alle 11 25′ a.m. scossa disastrosa che danneggiò Sanremo, Taggia, Pompeiana e principalmente Bussana e Castellaro e fu preceduta da un rombo. Altre il 27 e 28.

1851: 13 ottobre: alle 12 scossa forte a Sanremo.

1859: giugno: scossa forte a Sanremo.

1867: 22 settembre: Scossa forte a Torino e lungo la Riviera di ponente.

1874: 14 marzo: scossa forte nei dintorni di Taggia e Sanremo. – 7 giugno: scossa forte a Taggia.

1878: 2 giugno: scossa fortissima nella provincia di Cuneo sentita anche nella Riviera di ponente.

1880: 25 aprile: scossa abbastanza forte preceduta da rombo a Porto Maurizio, Sanremo, Dolceacqua, Perinaldo.

1884: 27 novembre: abbastanza sensibile a Sanremo, Porto Maurizio e Diano Marina.

1885: 24 gennaio: due forti scosse a Porto Maurizio che produssero qualche lesione nel palazzo della Prefettura (nella Liguria si registrarono altre scosse il 10-12-16-26 febbraio, 1-12 marzo, 6 dicembre).

1886: 5 settembre: leggero terremoto nella Riviera di Ponente.

1887: 23 febbraio: terremoto disastroso per la Riviera occidentale e il Nizzardo, rovinoso per il Piemonte e le Alpi Marittime, fortissimo per parte dell’Alta Italia e della Provenza.

1888: 30 luglio: alle ore 8 27′ a.m. scossa forte a Castel Berigo di Sanremo, sentita anche a Ventimiglia.

1890: 16 settembre tra le 7 46′ e le 7 48′ a.m. scossa forte ondululatoria, della durata di 2 o 3 secondi, a Oneglia, osservata lungo le due Riviere e tra le Alpi Marittime, con un rinforzo tra Portofino e Chiavari.

(New Magazine 1985/1986)

 

 

 

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