Settanta anni fa, in un giorno di settembre nasceva, per impulso della Va Brigata Garibaldi e per scelta di popolo, la libera Repubblica di Pigna. Repubblica partigiana, democratica, popolare. Partigiana – sottolineo – perché, al di là della denominazione ufficiale dell’atto costitutivo, nasce dal cuore e nel cuore della guerra partigiana. Ebbe vita breve, ma gloriosa. Settanta anni sono molti. La memoria si allontana, i ricordi svaniscono. Molti protagonisti e testimoni ci hanno lasciato. Tutto congiura per l’oblio. Noi però non vogliamo dimenticare. Oltre ogni vieta retorica, non può esserci, infatti, oblio alcuno per un avvenimento, di così alto valore, come quello che è stato celebrato ancora una volta. Con significative presenze e così larga partecipazione di cittadini. Non può esserci oblio perché si tratta di uno di quegli eventi che lasciano un’orma profonda tracce indelebili nella storia. Storia di una comunità che questa memoria conserva gelosamente. Storia della Resistenza e storia d’Italia. Non rito ripetitivo dunque, ma giusta memoria. Abbiamo il dovere di ricordare. Ricordare due volte per noi stessi e per battere quelli che vogliono dimenticare e far dimenticare. Le repubbliche partigiane, una ventina (22 per la precisione, secondo gli storici), tra le quali la nostra di Pigna e l’altra ligure, di Torriglia, nascono, tra l’estate e l’autunno del 1944, a macchia d leopardo, lungo gli Appennini e l’arco alpino, in territori montani e collinari, provvisoriamente liberati all’occupazione nazi-fascista. Si tratta di vere e proprie entità statali anche se, quasi tutte purtroppo di breve vita, salvo quella della Valsesia, che resistette sino alla Liberazione.Si collocano in un preciso frangente della seconda guerra mondiale, quello che vede gli Alleati che, vinta il 18 maggio la battaglia di Montecassino, sfondata la linea Gustav e liberata Roma il 4 giugno, occupano rapidamente quasi tutta l’Italia centrale. Molti Comitati di liberazione e non pochi Comandi partigiani ritenendo che l’avanzata sarebbe proseguita rapidamente e che entro pochi mesi tutta l’Italia sarebbe stata liberata, rompono gli indugi e, approfittando del fatto che l’esercito tedesco è impegnato a contenere l’offensiva anglo-americana, passano decisamente all’attacco, in modo da facilitare, ritengono, la liberazione del Nord, prima ancora che giungano gli eserciti Alleati. Per far trovare le città, i paesi e i borghi liberi perché liberati dagli italiani. Il 14 giugno il Cln nazionale Alta Italia lancia un appello per l’offensiva generale. Appello che è, nel contempo, un programma. «La fase conclusiva della lotta – proclama il Cln – deve trovare pronti gli italiani alla gestione del potere amministrativo». Nasce da qui la disposizione affinché vengano creati governi locali nelle zone liberate dai nazi-fascisti. Sorgono le zone libere. Governi che assumono il potere amministrativo oltre a quello militare. Con nomi diversi. Si ricordano nomi come Giunta popolare e comunale; Giunta popolare amministrativa; Giunta provvisoria di governo. Anche nomi come Direttorio e Giunta di salute pubblica che si rifanno alla Rivoluzione francese. A Pigna il nuovo inquadramento amministrativo che sorge in quei giorni si chiamerà, come attesta il verbale della prima seduta del 18 settembre 1944: «Repubblica di Pigna». Gli attacchi partigiani ordinati dal Cln hanno avuto, infatti, largo successo.Si liberano, al termine di intensi combattimenti, vaste aree. Combattimenti sanguinosi, asperrimi di cui abbiamo ricche testimonianze, raccolte in questo prezioso volumetto edito nel 1985 dal nostro Istituto storico della Resistenza. Battaglie che videro, insieme all’ardire dei giovani combattenti, la sagacia tattica di comandanti come Vittò che già aveva sperimentato la lotta armata contro il franchismo in Spagna e come Leo Caraballona, Vittorio Curlo e Armando Izzo, Fragola, che avevano maturato esperienza militare, come ufficiali dell’esercito. Purtroppo, i calcoli di strategia militare dei comandi partigiani e dello stesso Cln non tennero conto delle capacità della Wehrmatch di predisporre nell’Italia centrale una seconda linea difensiva, quella chiamata gotica, capace di bloccare ancora per molti mesi l’avanzata alleata. Anche le speranze di uno sbarco tra la Costa Azzurra e la nostra Riviera che allora sembrava imminente, svaniranno in autunno. Speranze che erano corse largamente non solo tra la Resistenza in montagna ma pure nelle città (io, allora quindicenne, ricordo benissimo il rapido propagarsi a Imperia di queste voci. In casa mia, dove si riuniva una mini-cellula antifascista, se ne parlava come di cosa sicura). La stessa presenza nelle zone presidiate dai partigiani della missione militare alleata e che nel citato volume dell’Istituto storico viene spesso menzionata aveva alimentato queste speranze. Dovette invece rinunciare al suo compito di raccordo tra Resistenza ed eserciti alleati e mettersi al sicuro in Francia, grazie ai nostri partigiani. I tedeschi poterono, allora, bloccate la V e l’VIII armate sulla linea gotica, stornare una parte consistente delle proprie forze e rivolgerle, coadiuvate dai reparti fascisti della repubblica di Salò, contro la Resistenza e le repubbliche partigiane. Accadde naturalmente anche per la repubblica di Pigna. L’attacco fu feroce La difesa dura, tenace e sanguinosa. Molti i caduti partigiani e, purtroppo, tante le vittime civili. I tedeschi usarono addirittura l’artiglieria per sloggiare i partigiani da Pigna, temendo che l’esempio della libera repubblica, assolutamente da spazzare via, rappresentasse un esempio di governo per altre zone vicine. Il territorio della repubblica fu conteso palmo a palmo, a partire dal massiccio rastrellamento iniziato dai tedeschi a fondovalle già a settembre e durato fino alla drammatica battaglia dell’8 ottobre in cui rifulsero episodi di grande eroismo. Quando i comandi partigiani, vista la situazione ormai compromessa, furono costretti a prendere la dolorosa decisione della ritirata, in modo da attestarsi su posizioni più favorevoli. Ritirata che fu però anche un capolavoro tattico perché si riuscì, pur con notevoli difficoltà e con perdite in uomini e materiale, a portare in salvo quasi tutte le forze in campo. Moriva dopo solo 20 giorni di vita la libera Repubblica di Pigna. Per Pigna e per la sua gente furono momenti terribili. La popolazione, che era stata solidale con la Repubblica, subì dure conseguenze. Una tragica rappresaglia. Ci sono alcune note dello storico Massimo Legnani che sono, al proposito, emblematiche. «Le case bruciano – scrive – dopo il bombardamento da sembrare il finimondo in Pigna e fuori a Buggio, bruciano, divampano dai vicoli e crollano. Allora le donne da sole arrancano con la schiena dritta verso le baite e ancora più su portandosi tutto nei fagotti coi bimbi piccoli aggrappati alla gonna».È doveroso, allora, ricordare, insieme a quello dei combattenti per la libertà, gli eroi giovinetti come amava chiamarli Piero Calamandrei, il sacrificio dei civili. Uomini e donne, anziani e fanciulli. Pagò duramente tutto un popolo. Intanto, come non fosse bastato il blocco dell’avanzata degli eserciti anglo-americani, il 13 novembre piombò sui partigiani e sui dirigenti della Resistenza il terribile fulmine a ciel sereno del proclama del maresciallo Alexander che annunciava la sospensione delle azioni alleate sul fronte italiano e invitava i partigiani a ritirarsi in montagna e a cessare praticamente la lotta. Un colpo tremendo che poteva essere fatale per la Resistenza e che certo lo fu per quelle libere repubbliche che ancora resistevano. Il Cln e i comandi partigiani non obbedirono all’ordine di Alexander e che gli attacchi al nemico continuarono, ma è altrettanto noto che da quel momento la lotta di Liberazione diventò ancora più sofferta, tragicamente sanguinosa. In montagna, quello del ’44-45 fu un inverno terribile. Di rastrellamenti ed eccidi, di borghi bruciati e di tanti tanti caduti. Tutte le repubbliche furono travolte. Si chiudeva una bella pagina della storia della Resistenza e della storia d’Italia. (New Mag n 6/2014)

 

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