il maestro e la bambina2 - CopiaIl libro, oltre ad avere la densa e acuta introduzione generale di Mario Giachero, in alcune delle sette sezioni di diversa ampiezza in cui si articola, è prefato da lettori di grande cultura e rigore come Fabia Binci, Giorgio Macario, i compianti Franco Carli e Jole Baldaro Verde, nonché da brevi e puntuali testimonianze di due poeti di spessore e rilievo nazionale come Giuseppe Cassinelli e Giuseppe Conte, collocate subito dopo la silloge dal titolo In forma di haiku. Il relatore ha convenuto con i vari prefatori che i pregi del volume, che ha quale evidente catalizzatore nodale l’opera dello scenografo Lele Luzzati, dall’autrice ricordato più volte con immenso affetto, sono perlomeno quattro: la conoscenza approfondita della classicità, della poesia moderna italiana e straniera, della cultura ebraica e della lirica orientale. Nel volume, costituito da componimenti scritti tra il 1997 e il 2009, colpisce la vastità dei toni, che vanno da quelli legati alla memoria e alla tradizione ebraica a quelli relativi all’esperienza di vita e all’incontro con Luzzati, nonché a quelli riferibili al proprio lavoro di poliedrica artista. Nella sua presentazione Roberto Trovato ha evidenziato come Adriana Ferrari si batta da sempre e con coerenza contro il risucchio del nulla e della morte, rivelando una indubbia curiosità per il vario agire dell’uomo. In questo modo ella esorcizza i fantasmi inquietanti che si affacciano in un originale percorso artistico, innervato, percorso e sostanziato dall’aderenza discreta ma insieme decisa alle cose dell’esistenza privata. Appare inoltre palese dalla lettura di alcuni brani di sue liriche, offerte da lei stessa e dal nipote Edoardo, come le composizioni affrontino, senza alcuna concessione ad atmosfere poetizzanti e al colorismo sentimentale, temi essenziali quali l’amore e la morte, il rimpianto del passato, la struggente nostalgia di ciò che avrebbe potuto essere ma non è stato. Il volume, costruito con sapienza su un fitto intreccio di piani diversi, rivela la grande sensibilità di una voce che sa fare propri gli spunti ricavati dall’amore per autori antichi, moderni e contemporanei, da Omero a Saffo, da Milton alla Dickinson, da Virginia Woolf a Pirandello, da Primo Levi a Calvino… Emergono non solo felici quadri di vita domestica e di rapporti familiari intensi, ma anche e soprattutto forti influenze della poesia del passato e del presente, tanto più sorprendenti in quanto nati da un’artista appartata che sembra non avere rapporti col mondo intellettuale contemporaneo. Le varie raccolte di liriche che costituiscono il volume sono scritte in uno stile piano e comunicativo, eliminando, in virtù della sua profonda cultura classica, inutili fronzoli lessicali e retorici. Nella conclusione del suo intervento, Trovato ha evidenziato le influenze, in molte poesie di Adriana, anche di Konstantin Kavafis. Al pari del grande poeta greco morto nel 1933, l’autrice imperiese rivela nei numerosi richiami a Itaca, vale a dire il suo personale itinerario poetico, la spiccata attenzione al senso della vita concepita più come stimolo per compiere un viaggio che come meta da raggiungere dopo lunghe, dolorose e faticose peregrinazioni. Del resto, il percorso ventennale di Adriana si basa da sempre sulla capacità di crescere intellettualmente, ampliando, nelle liriche migliori, il proprio patrimonio di conoscenze. Nel contempo, molti dei suoi versi, oltre a far provare al lettore il brivido della creazione poetica, ne sollecitano l’intelligenza, la sensibilità e la compartecipazione. Nel concludere la relazione, il prof. Trovato ha convenuto con i giudizi espressi da Giuseppe Conte e da Giorgio Macario sul componimento intitolato PoemAttoUnico, interessante monologo per la scena, ricco di verità e passione. La prof.ssa Daniela Lauria ha poi illustrato l’altro aspetto che caratterizza l’arte di Adriana, ossia il collage: l’altra strada, parallela alla poesia. Nella sala erano esposte le quattro opere riprodotte nelle pagine del libro: la prof. Lauria ha messo in evidenza lo stretto legame che unisce la creazione artistica dei collage all’animo poetico di Adriana; ha cercato di far emergere la sensibilità dell’artista mediante un’attenta lettura delle sue opere, in cui ha rintracciato temi presenti nelle poesie, e sottolineato come presentino una duplice chiave di lettura: quella del sogno, legata alla dimensione onirica, in cui l’osservatore si trova ad essere proiettato, e quella iconografica dei simboli, come continui rimandi alla realtà. Adriana Ferrari ha ringraziato i relatori e ha voluto leggere alcune poesie tra le più significative del suo percorso umano e poetico, e ricordare le persone che hanno creduto in lei, quando forse neppure lei stessa si aspettava di suscitare tanto interesse: tra queste, il suo insegnante di liceo, il prof. Celeste Locatelli, citato con affetto in alcune poesie. Di alcune delle sue missive, inviatele dopo la lettura dei suoi primi libri, ha letto, commossa, alcuni stralci. Ha chiuso l’incontro il prof. Ramella, che, nel salutare il pubblico, dopo aver ringraziato Adriana per aver in modo così accattivante sollecitato i sensi dell’udito – con i suoi versi armoniosi – e della vista – con il tripudio di immagini e di colori dei suoi collage – ha invitato a gratificare anche quello del gusto, con il rinfresco offerto dalla associazione, nella sala della mediateca, dove tutti si sono ritrovati, per congratularsi con l’autrice, sorseggiando un aperitivo con lei. (Marisa Dellerice con Roberto Trovato – New Mag n. 6/2015)

 

il silenzio tra noi 2° - CopiaLEGGENDO STRADE PARALLELE L’autrice più volte dichiara esplicitamente che ciò che l’ha sospinta ad accedere alla poesia è la necessità implicita al suo senso dell’essere e alla sua coscienza dell’esserci di affidare alla parola la funzione di discendere agli stati d’animo e ai pensieri che incombono sul suo vivere quotidiano e di avviare un percorso di ricerca interiore verso il conseguimento di un’identità smarrita – o mai raggiunta.Il Quaderno per te riflette il tempo della rivelazione, espande la coscienza del cambiamento, giorno dopo giorno, determinato dal rifiuto, annuncia il tema di una sofferenza penosa e tuttavia preferibile alla vita piatta e spenta del passato. L’autrice avverte talvolta il riaffiorare di ricordi degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza e di prospettive nuove sul presente e sul futuro. L’intensità della vita emotiva accende le immagini ora di un lirismo appassionato calato in aperture metaforiche (come quella, delicata, dell’albero, ripresa anche in raccolte successive), o nell’arabesco analogico – la tua voce ha il sapore della manna, o il tramonto è la rosa d’oro – si chiude a tratti in contrappunti d’ironia, spazia infine in atti di forte pensosità sulla vita e sulla morte, sulla realtà e sul sogno. Il Quaderno secondo me documenta in modo assai più penetrante e, per certi aspetti, spietato, quel percorso di coscienza, tutto in salita, verso la luce, nella sofferenza di chi è costret – ta a fare i conti con ciò che ha chie sto e ciò che ha ricevuto e per contro deve confermarsi nella consapevolezza della indissolubilità del sentimento. Vi compaiono parole come ostinazione, sfida, prima assenti. Questa traccia lo fa apparire per certi aspetti caratterizzato da un coinvolgimento che imprime una partecipazione più accesa, talvolta esasperata e un andamento più drammatico. Ma – ciò è del tutto singolare – quanto più si afferma questa impronta, tanto più nel groviglio degli stati d’animo, spesso contraddittori, viene esplicandosi una limpidezza del pensiero aperto a immagini di speranza, di vita che il dolore non spegne ma alimenta. Ananke La necessità sembra aprire una nuova stagione di poesia, mossa da una sofferenza ancora viva ma meno vibrante, meno esasperata, attenuata dall’accettazione del dolore di vivere e della solitudine e da un sentimento più dolce della morte poiché quest’ultima si sconta vivendo. L’orizzonte del pensiero si allarga, il discorso si distende entro un’affabulazione che raccoglie sempre più frequentemente immagini dalla realtà presente o dal tempo. Memoria e riflessione diventano preziosi strumenti di autoanalisi, portano gli occhi della mente sul mondo ove altri soffrono dello stesso male, forniscono preziosi contributi di ricerca ricuperando fatti e circostanze che assumono forma di tessere attraverso le quali cercare di costruire, provando e riprovando, ripartendo spesso da capo, l’ordito ,del mosaico. In Cambiare…  colgo due motivi di particolare interesse letterario nelle pagine della sezione PoemAttoUnico, una sorta di esposizione ed esibizione insieme di sé e del personaggio che le sue scelte ne hanno fatto. In primo luogo esse collegano i molti fili sui quali l’autrice ha costruito caparbiamente, ispirata da quell’unico sorriso, il suo percorso di poesia, adattando le parola creatrice a quell’esigenza di verità che ne costituisce un assunto imprescindibile, spiegando le cadute, riconoscendo l’importanza delle due o tre cose conquistate con caparbietà, tentando le vie possibili della cultura, della ragione evoluta e, ove necessario, della discesa alle origini. In secondo luogo rimandano ad un mondo di incontri, di affetti e di esperienze giovanili solo occasionalmente presenti nelle raccolte precedenti, in cui l’autrice riconosce alcune ragioni determinanti del suo futuro di donna e del suo incontro con la poesia, sperimentando la forma insieme scenica e lirica. Infine gli Haiku. L’autrice sembra persuasa dell’arditezza del passaggio dalla forma distesa e dall’andamento discorsivo al grumo di pochi accenti che chiudono un’esperienza contemplativa e corrisponde all’impegno di voler sintetizzare l’essenza con rara perfezione metrico-compositiva e con una varietà – e frammentarietà – di soluzioni tematiche e stilisti che dice tutto sul significato sperimentale della prova. La ricca sostanza dell’ispirazione, ora espressa in accenti d’interiorizzazione, ora con caratteri descrittivi, è sviluppata in forma di visioni, impressioni, percezioni, riflessioni. Mi pare condivisibile il giudizio di chi ha colto gli aspetti migliori in quelli che risolvono il pensiero in leggerezza e immediatezza d’immagine. (Mario Carletto)                                                                      

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi