A mio padre

di Maria Musso Gorlero

10,00

[ 2004 - 156 pagine ]

GENTILE LETTORE, non è una prefazione, questa, ma una chiarificazione che mi è stata richiesta alla presentazione del mio libro Un granello di sabbia (per non dimenticare). Alcune persone hanno osservato che su quelle pagine non era stato ben specificato il motivo del mio arresto e del mio internamento. Le cose più intime, le più scabrose, le più tristi le ho lasciate in ombra senza approfondire. Il passato è lontano, ma io ricordo ogni cosa come se la vivessi ogni giorno, ogni sera.

Erano 21 tra tedeschi e fascisti coloro che mi hanno arrestata il 2 settembre 1944, portandomi via dal mio paese, dalla mia casa. Mi preparavo, alle 7 del mattino, ad andare a messa, alla chiesetta di Sant’Antonino, ora ridotta a un rudere. Voci concitate hanno chiamato dalla strada dicendomi di nascondermi perché stavano cercando proprio me. Subito sono entrata in una tana scavata in un muro, nascosta da pietre, canne e sterpi. Sentivo i loro passi pesanti, gli ordini urlati nella lingua ostica e una donna che gridava – non saprei dire se Marina o Rietta, nostre vicine di casa – «Hanno preso Karina, la mamma di Maria, perché non trovano lei». Non ho aspettato: impulsiva come sempre, sono uscita dal rifugio (non ho fatto niente di male, mi dicevo, mi spiegherò e mi lasceranno libera), correndo, li ho raggiunti presso il bivio della strada che porta alla chiesa dov’era l’abbeveratoio. Mia madre in mezzo a loro. A piedi abbiamo raggiunto Diano e poi siamo saliti fino alla chiesetta di Santa Maria Maggiore a Castelvecchio, passando dalla Colla di Diano Gorleri. Ci hanno divise. Mia madre alla sera è tornata a casa, io sono rimasta nella cella della questura di Imperia come una delinquente comune. Per gli interrogatori notturni mi portavano nel sottoscala di una villa che si raggiungeva da un viottolo in salita. Mi tenevano sveglia con bacchettate sulle mani. L’imputazione: l’aiuto ai partigiani. Domande su domande. Dove si nascondevano? Dove erano? Perché mio fratello tornato dalla Russia non si era presentato? Dove si trovava? Tre nipoti di mia madre, due di Porto Maurizio – Ascheri Roberto e Ascheri Maurizio – e un altro di Albenga – Cuneo Edoardo – veramente erano stati ospiti da noi. Come mai mi trovavo a portare il ferito nell’ultimo rastrellamento? Bianchi Carenzo Pietro, ferito ad una gamba, molti lo ricordano ancora. Con le nipoti Vera, Lina e Bruna ero in località L’acquetta dove lui era a fieneggiare e non aveva nulla a che fare con i partigiani. Allora bisognava rendersi utili, gli uomini validi del paese erano tutti richiamati e qualcuno nascosto. lo ero una ragazza robusta, giovane e volonterosa. Con una scala a pioli avevamo preparato una barella d’emergenza e camminando per due ore nelle strade impervie e acciottolate abbiamo portato il ferito a casa. La località si trova nella conca del Pizzo d’Evigno. In seguito sono diventata la cognata della figlia di Bianchi Carenzo Pietro, ma nessuno ha mai parlato e ricordato questo episodio, né le sorelle di lui né i due fratelli tuttora viventi. Fino a Bolzano tutto questo è stato parte delle mie imputazioni, alle quali si aggiungeva che portavo un nastro rosso tra i capelli, che conoscevo Fischia il vento e altre canzoni partigiane … a quei tempi bastava molto meno …
Spero di avere chiarito il mio arresto … ed ora il mio granello di sabbia. (Maria Musso Gorlero)

DELLA STESSA AUTRICE Stati d’animo – Cei, 2003; Il mio granello di sabbia – Cei, 2003

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