L’Argentina, la Valle delle Fate

di Diana Fontana

10,00

[ 2001 - 58 pagine ]

In un mite pomeriggio della seconda metà di settembre del 1983 mi portarono a Triora per farmela visitare, conoscendo la mia ammirazione per la Liguria e per ciò che la distingue dal resto del mondo. L’impattoju tale che nel 1984 avevo già comperato la casa, ottenuto la residenza e incominciato i lavori indispensabili per venirmici a stabilire. Fu un amore a prima vista che non si è spento nel tempo, anzi continua a crescere. Ho avuto sempre l’impressione chefosse un sentimento reciproco, perché mi pareva che la località stessa mi trovasse di suo gusto, mi accogliesse. Altrettanto accadde con i Trioresi. Non saprei dire perché, ma pochi mesi dopo che avevo traslocato definitivamente mi chiamavano per nome e mi avevano appioppato dei soprannomi. Nel terzo stato il soprannome ha lo stesso valore del titolo nobiliare per l’aristocrazia; viene tramandato ai discendenti d’ambo i sessi e chi non può aggiungerlo al nome di battesimo non è proprio nessuno o, peggio ancora, è un jurestu. Se ti viene assegnato un nomignolo, uuol dire che sei uno di loro, che sei stato accettato. Proprio per questo, ho desiderato scrivere una lettera d’amore a Triora e, siccome sono convinta che non sia soltanto il paese delle streghe ma molto, molto di più ed essendomi sentita imbevutafino all’osso della sua magica atmosfera, ho voluto considerare tutta la Valle Argentina come la Valle delle Fate. E il mio racconto l’ho imperniato sul para normale, sul mistero. Einstein disse: «La più bella esperienza che possiamo avere è il mistero». E se lo dice lui, io sono pienamente d’accordo! Ho scelto il paranormale anche con un tantino di malizia: non me la sono sentita di snocciolare concetti ponderosi che chiunque abbia un minimo di studio è in grado di esporre meglio di me. Avrei finito per essere pedante. Ho dovuto ricorrere moltissimo a citazioni prese a spizzichi da un testo o da un altro, ma le deduzioni, le ipotesi e le tiratine maligne sono proprio tutte mie. Ecco, dunque, è la mia serenata alla Liguria, di cui Triora è il fiore all’occhiello. (Diana Fontana)

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