Buonanotte, Giuditta

di Dino Sabatini

Prefazione di Francesco Biamonti

8,00

[ 1999 - 120 pagine ]

L’intensità di due ore di attesa ansiosa piena di paure, speranze, desideri. Paura che diventa terrore e disperazione. Fantasmi e ricordi veri e immaginati si mescolano accavallandosi. La femminilità di una mamma e moglie col cuore di adolescente. La freschezza di una ragazza romantica, vera e innamorata. L’amore della coppia forte, naturale, disincantato. Giovani, a venti come a quaranta anni, sempre un po’ romantici, un po’ entusiasti… innamorati della vita.

INCIPIT «Devono essere già le due passate, non è mai tornata cosi tardi, Giuditta, senza avvisare prima. E, anche avvisando, sarà successo due o tre volte. Qualche festa di compleanno e qualche serata in discoteca in una città vicina, con amici conosciuti. Questa sera so dov’è, e ciò mi lascia abbastanza tranquilla, ma mi sembra che avesse previsto di non tornare molto tardi e mi dispiace che non sia ancora a casa. Questo silenzio, ancora, mi deprime. I mobili dovrebbero scricchiolare, ogni tanto: il variare della temperatura della stanza modifica gli equilibri di pressione degli incastri e il legno degli armadi, muovendosi impercettibilmente e strofinandosi contro le strutture portanti, dovrebbe almeno produrre qualche tac. Niente! Naturalmente il rumore che vorrei sentire è lo scricchiolio dei passi di Giuditta sulla ghiaia del giardino. Un minimo crepitare dei mobili potrebbe darmene l’illusione, inducendo mi a sperare che Giuditta sia in arrivo da un momento all’altro. Sento soltanto il respiro un po’ pesante di Franco, che dorme profondamente sul fianco destro, rivolto verso la finestra…»

UNA PAGINA «… Silenzio assoluto. Mi sto imponendo di pensare che c’è silenzio assoluto. Non voglio farmi illusioni, non voglio credere di aver sentito cigolare il cancello. Del resto, se avesse cigolato il cancello, vorrebbe dire che qualcuno è passato di là, e questo qualcuno non potrebbe essere che Giuditta; e, se veramente Giuditta stesse arrivando, tra due o tre secondi dovrei sentire i suoi passi sulla ghiaia davanti a casa. E, se entro due o tre secondi non sentissi i passi sulla ghiaia, potrei morire. Meglio pensare che c’è silenzio assoluto. Dovrò ancora aspettare molto prima che Giuditta o i carabinieri vengano a casa. Ora sento anche i passi. Se fossero i carabinieri o un inviato dell’ospedale per avvisarci di chissà quale disgrazia, avrebbero suonato il campanello al cancello. È ben visibile e, del resto, un estraneo non entrerebbe in casa senza essere autorizzato. Un ladro non camminerebbe sulla ghiaia e non farebbe cigolare il cancello. Dev’essere Giuditta! Quattro passi sulla ghiaia, poi tre passi silenziosi nel portichetto davanti al portone e dopo dovrebbe infilare la chiave nella toppa della serratura…»

DELLO STESSO AUTORE Lupus – Cei, 2005

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