Cantando, cantando…

Una storia italiana

di Mara Bocchetti

Premessa di Emilia Amirante

12,00

[ Ia ed.1999 IIa ed. 2013 - 162 pagine ]

RECENSIONE    omin 2La chiave di lettura del libro di Mara Bocchetti – rievocazione della vita di tutti i giorni di una famiglia coinvolta nelle vicende drammatiche della seconda guerra mondiale – sta, a mio avviso, in una breve frase: «La morte era dappertutto e noi volevamo e dovevamo vivere». Dunque un problema di sopravvivenza, riletto in chiaIve antieroica. Perché questo è il modo con cui Mara Bocchetti affronta il tema. Di eroico non c’è nulla, anche perché il tutto è visto attraverso gli occhi di una bambina che si apre alla vita e che, come prima fatica, è costretta ad affrontare l’esperienza di dover sopravvivere alla fame e alle bombe. Il tutto come se fosse la cosa più naturale del mondo: i grandi giocano alla guerra, i piccoli – se possono – si scansano… Merito dell’autrice aver mantenuto e reso efficacemente nel suo dettato questo sguardo semplice e innocente di chi, senza sua colpa, si trova di fronte ad una realtà sostanzialmente incomprensibile, ma alla quale non è possibile sottrarsi. Difficile, per una bambina desiderosa di giochi e di amicizie, capire un’umanità che, diventata adulta, si fa improvvisamente violenta. La rilettura dell’esperienza vissuta da bambina nel tempo di guerra è condotta da Mara Bocchetti in chiave umoristica: impegno tra i più difficili a realizzare, per la continua insidia del rischio di decadere nella banalità della risata sgangherata. Qui, invece, ci troviamo di fronte ad un umorismo di notevole livello, perché l’autrice sa cogliere nelle scomode e precarie circostanze un elemento di difesa, considerando le vicende della vita non nella loro assolutezza ma nelle loro rotture logiche, che permettono di reprimere una reazione emotiva negativa, convogliandola invece verso il sorriso. Mara Bocchetti ha interpretato oggi quello che ha vissuto ieri nella precomprensione di bambina, enucleandone la chiave umoristica implicita, che, se per un verso mantiene intatta la drammaticità delle situazioni vissute, per un altro verso tende a sottolineare la stupidità dell’uomo che quelle vicende ha determinato. Il testo è accompagnato da una serie di liriche che costituiscono in certo senso una colonna sonora che sottolinea i momenti più significative del racconto. Si potrebbe pensare che a questo punto l’emotività, l’autocompiacimento e, a tratti, l’autocompassione potessero fare capolino in questo modulo espressivo, che facilmente si presta ad operazioni del genere. Niente di tutto questo. Sono liriche essenziali, aggressive (il dialetto, in cui sono scritte, si presta in questo senso), la cui forza poetica nasce da un’evidente partecipazione emotiva, che tuttavia non preclude l’espressione umoristicamente ironica, che, in fondo, non viene mai meno.

(Don Gustavo Del Santo, 1997)

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