Carpasio, il Calesse dei Sogni

di Silvano Masini

Prefazione di Maria D’Onorio De Meo

In copertina: Emilio Cotta con la figlia Emma sul calesse, a Carpasio

8,00

[ 2006 - 120 pagine ]

PREFAZIONE La prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il libro è che potrebbe essere una bella sceneggiatura per un film. C’è qualcosa di poetico in questa parentesi di vita vissuta da un padre e un figlio lontani da casa, soli, in una situazione particolare e, paradossalmente, privilegiata. O forse la poesia è più in chi, partendo dai ricordi diretti, ha voluto ricreare una storia collocando eventi e persone in una dimensione mitica. Quanto ai motivi, poi, che hanno spinto Silvano a scrivere, se ne potrebbero elencare parecchi, ma tutti riconducibili ad uno solo: il suo grande desiderio di fare. La scrittura, la pirografia, l’incisione del legno, i lavori a sbalzo nel rame sono testimonianza di un carattere tenace, volitivo, perseverante che piega gli oggetti con la stessa costanza con cui lavora la terra. È poi forse banale fare riferimento al desiderio che, prima o poi, tutti proviamo di riappropriarci delle nostre radici per ritrovare in esse una parte di noi stessi. A volte il ritorno al passato può compensare frustrazioni ed insoddisfazioni legate al presente. Ho letto la prima stesura di questo lavoro e ho notato l’uso frequente dell’avverbio qui e del dimostrativo questo: segno di un’inconscia identificazione con i personaggi della storia; è testimonianza di ciò anche l’aggettivazione con l’uso frequente di termini legati alla sfera emotiva. Credo infine che lo scritto voglia essere testimonianza di affettuosa gratitudine per i nipoti di Emilio Cotta. (Maria D’Onorio De Meo)

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