Cicchina, la Rossa

di Nerina Neri Battistin

Prefazione di Alida Civile

8,00

[ agosto 2003 - 138 pagine ]

Era una giornata stupenda, dal piccolo piazzale si vedeva il mare, a sinistra la casa del medico, le vigne del parroco, a destra gli alberi di ulivo e i rovi, tanti rovi, davanti, il sentiero che portava al paese e gli orti degradanti verso la strada nazionale. Il campanile della parrocchiale si stagliava netto nel cielo azzurro, a sinistra le case del paese, a destra la verde collina di Sant’Agata, più a nord un susseguirsi continuo di colline verdi. Ma tutta quella bellezza non le donava davvero nemmeno un po’ di pace, la rabbia e la disperazione le riempivano l’anima tanto che le lacrime le offuscavano la vista. Il petto era scosso da sussulti e singhiozzi, il rancore le aveva stravolto i lineamenti. Si era stretta la testa fra le mani e continuava a gridare: «Perché? Perché? Perché non sono fuggita prima, perché non mi sono accorta prima … pazzi! Pazzi! Vigliacchi!! Perché nessuno mi ha avvertito?» Poi, in un impeto di rabbia, si era asciugata gli occhi e il viso con le mani e aveva esclamato: «Non mi vedranno mai più, li odio, so io quello che farò, vigliacchi, ipocriti, vi farò vedere io chi sono, non tornerò mai più in questo maledetto paese, non ho paura di niente, io, la vita è mia e sceglierò io quello chefarò, di questa vita! In tasca c’erano i soldi arrotolati, li aveva contati, erano molti, poteva comprarsi un vestito nuovo, una valigia, e ancora ne avanzavano tanti, poteva andarsene libera senza preoccupazioni economiche per un buon periodo di tempo.

 

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