Dio, quanto t’amavo!

di Michele Panizzi

12,00

[ 2015 - 142 pagine ]

Anna e Primo s’incontrano agli inizi degli anni ottanta ad Alghero. L’intesa è immediata, avendo in comune un’infanzia trascorsa in famiglie povere, che li hanno resi consapevoli delle difficoltà quotidiane e lasciati liberi di scegliere il proprio futuro. Lui, proveniente dalla Liguria, fresco di laurea in veterinaria, è stato assunto da poco dall’USL locale; lei, per potersi mantenere agli studi, passa i pomeriggi dietro il bancone d’un bar, cullando il sogno di diventare infermiera.

INCIPIT Un brivido di freddo la riscosse dai suoi pensieri. Prese meccanicamente dalla sedia vicina un cardigan grigio e se lo appoggiò sulle spalle. Guardò l’orologio: era passata una mezz’ora abbondante da quando la figlia Sonia le aveva telefonato dall’ aeroporto, perciò non avrebbero dovuto tardare ad arrivare. Posò ancora una volta lo sguardo sul volto del marito. L’avevano aggiustato bene: negli ultimi giorni le ossa degli zigomi e del mento sembrava che da un momento all’altro avrebbero bucato la pelle, tanto era sottile da sembrare trasparente. Le guance ora erano pienotte e quella maschera di sofferenza che gli aveva segnato il viso nell’ultimo mese, aveva lasciato il posto a un leggero sorriso. Per sua volontà non ci sarebbe stato alcun funerale e le ceneri avrebbe dovuto spargerle al roseto del loro giardino. Si accorse che un occhio era socchiuso; s’alzò e con delicatezza forzò la palpebra a chiudersi, quindi tornò a sedersi. Si sentiva addosso tutta la stanchezza del mondo: nell’ultima settimana gli era stata vicina notte e giorno, ma quello che le aveva dato il colpo di grazia era stata la notizia, giuntale da Sonia, che da qualche anno era a Venezia per frequentare la facoltà di lingue orientali. Negli ultimi tempi, tramite amici conosciuti su internet, le era stata offerta l’opportunità di trascorrere un anno a New York per migliorare il suo inglese scolastico e lei, senza consultarla, aveva deciso di partire, soprattutto perché in quell’anno avrebbe partecipato a uno stage per interpreti di lingua giapponese che, se avesse dato i frutti sperati, le avrebbe offerto la possibilità di andare a Fukushima al seguito di una commissione scientifica, che si recava là per studiare le conseguenze e le possibili soluzioni dei guai provocati dallo tsunami dall’undici marzo, abbattutosi sui reattori della centrale nucleare. Sentì dei passi rapidi nel corridoio, poi la porta si aprì ed eccola lì…

DELLO STESSO AUTORE Come ombre sull’acqua – Cei, 2016

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi