Frammenti di vita scolastica e parrocchiale

di Domenico Pangallo

Introduzione di Nino Stillittano

12,00

[ 2005 - 274 pagine ]

INTRODUZIONE Nelle rime e nelle prose del maestro Pangallo incontriamo i buoni valori di una volta, la buona scuola di un tempo, i buoni sentimenti, i buoni personaggi. Tutto questo, specialmente per chi oggi lavora nelle aule scolastiche, sa di nostalgia, di qualcosa che abbiamo perduto, che ci manca, e ci manca così fortemente che non sappiamo nemmeno se davvero l’abbiamo perso. Forse non l’abbiamo mai avuto, forse è qualcosa che avremmo voluto. Nelle sfumature di ricordi personali di ciascuno non si sa più se sia esistito davvero, perché è così drammatico il confronto con il nostro quotidiano incontro con scolaretti dagli atteggiamenti cinici, con certi dispettosi bambinetti che vogliono continuare a restare più bambini di quel che sono, coccolati nei loro difetti da genitori ancora più bambini degli stessi figli. Oggi è difficile insegnare, bandito da tutti l’autoritarismo, ma anche l’autorevolezza, dobbiamo sfidare una assenza di impegno, di senso del dovere, di senso del sacrificio, che spesso ci porta alla depressione ed allo scoraggiamento nel nostro lavoro. Sempre più frequentemente si incontrano docenti sfiduciati nei confronti del loro mestiere, e non è una banale questione di aggiornamento professionale: la scuola va sui giornali solo quando fa sciopero. Dopodiché è lasciata in balla di se stessa in una società che enfatizza il denaro ed il successo, il prodotto anziché il processo. E, se il processo è stato scorretto, disonesto, sleale, da furbi, non importa, l’importante è il prodotto, la merce che ha valore. L’opera del maestro Pangallo, in questo triste paesaggio, può assolvere ad un grande obiettivo: restituire quella speranza che ci hanno rubato, restituire ai docenti quei sogni con cui avevano iniziato la loro missione, caricarli per riprendere valori fondamentali quali l’onestà, il coraggio, il senso del dovere, la solidarietà, per portare la scuola ad essere un ambiente di vita, di vita vissuta, di vita educata, non di vita maleducatamente riflessa dallo schermo televisivo. Questa speranza ci viene trasmessa dal maestro Pangallo perfmo con il coraggio di sfidare la retorica, con l’adottare certi schemi tipici della letteratura dell’ottocento o del primo .novecento. A volte lo possiamo defmire deamicisiano, ma, attenzione, oggi questo termine è diventato un complimento, ed obbligatoriamente ci proietta verso il futuro. Verso un futuro nel rapporto educativo, obbligatoriamente migliore del nostro presente, in cui la tendenza alla maleducazione e alla sopraffazione, alla volgarità nei rapporti tra le persone ha raggiunto il suo limite. L’autore ha la capacità di infondere speranza, di parlare di piccoli e grandi temi con lo sguardo del bambino innocente da tutti cercato e forse mai trovato. Il messaggio di speranza ci viene trasmesso con suoni e ritmi propri dell’età scolare. I bambini amano le rime ed il maestro Pangallo lo sa, anzi proprio da loro è stato stimolato a produrre rime sui disparati argomenti, coltivando un talento innato e prezioso. Egli riesce a far combaciare rime su qualsiasi parola, rispettando l’assonanza metrica e la freschezza del messaggio. Ha un talento invidiabile, che esprime con una rara semplicità. Eppure pare che ci inviti a seguirlo, ad imitarlo, a giocare con lui. Con le parole rimate non solo raggiunge una comunicazione ed una forma, ma trasmette un messaggio che travalica la poesia, la filastrocca, il contenuto, per diventare esempio, ipotesi di lavoro per ciascuno, seducente invito a lavorare con le parole, per stare meglio con i nostri alunni. Sembra che il maestro ci voglia trasmettere questo messaggio: «Colleghi, provate anche voi, vedrete, con la rima potrete comunicare meglio con i vostri alunni, provate, allenatevi, rubate i miei trucchi, usateli, vi divertirete, anche quando non incontrerete subito la rima giusta». (Nino Stillittano)

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