Il seme della strega

di Ambra Noè

Illustrazione di copertina di Sergio Noè

10,00

[ 2011 - 120 pagine ]

Ultimi giorni dell’anno. Un giornalista alle prime armi viene inviato in un luogo lacustre del nord Italia dove è appena deceduto un eclettico personaggio che ha affascinato con le sue stravaganze il piccolo borgo che lo ha ospìtato. Incontra la sua corte composta da vari personaggi e da un gruppo di donne innamorate del defunto. Conosce la sua vedova, l’amica psicologa, una segretaria e un giovane amico brasiliano che gli deve tutto e inizia a raccontare a Dario un esotico racconto che s’interrompe ogni notte. Tra le stranezze del defunto c’è il bizzarro funerale. L’altra stranezza è stata la consuetudine, accettata di buon grado dalle sue accolite, di fornire alle sue donne un nome che inizi per S. Dario, il giornalista, s’innamora di una strana donna, Solange, amica o amante del defunto. Resta sul posto altri giorni con la scusa di saperne di più sul personaggio defunto, in realtà perché desidera vederla e parlarle «Mi raccomando il vino… non la pasta, quella c’è.

INCIPIT Rosa ansimava agitando il petto opulento. Afferrò le chiavi dell’ auto e posò con la mano sinistra la cornetta del telefono senza aggiungere altro. Corse fuori nella tormenta e partì come una saetta, nonostante il ghiaccio. Il giornalista della Gazzetta sorrise tra sé: un funerale allegro! Si diresse verso la propria auto. Rosa si era scordata della sua presenza. L’aveva trattato con sufficienza sin dalla sera prima e non vedeva l’ora che se ne andasse… un ficcanaso venuto da fuori per sintetizzare in quattro righe le gesta dell’uomo che lei e tutta la piccola comunità lacustre consideravano un esempio inarrivabile. Sarebbe venuta gente, forse anche da fuori, chissà. Il vino e la pasta andavano bene per tutti: il freddo in abbinamento all’ appetito accomuna tutti, poveri, ricchi, signori, contadini… lo sapeva bene lei in tanti anni di albergo. «Speriamo di aver seminato il fessacchiotto. Non ha pratica col ghiaccio. Sul documento lasciato al concierge era scritto residente a Viareggio. Ma che strana frenesia! Che succede per rendermi così? Non è certo un’ occasione eccitante. Sono più suonata del fessacchiotto che cerca di starmi dietro! Non ti vedo più. Ti ho seminato!» Intanto al fessacchiotto non era partita proprio l’auto. Si dimenava cercando idealmente di entrare nel cellulare e prendere al bavero l’addetto del servizio telefonico che non gli dava alternativa. Niente taxi. Niente mezzi pubblici. È Santo Stefano. L’unica autorimessa si trova a cinque chilometri, oggi è in ferie. Soccorso stradale qui? No, no mai sentito. Mai sentito neanche il morto (con l’aria di dire: che mi frega?). Se vuole le mando mio zio. Un quarto d’ora… il prezzo lo concorderete voi. Lo zio era giunto col Mercedes. Autorevole nei modi, di poche parole. Dieci minuti di tragitto in tutto. Cinquanta euro. Il giornalista non oppose resistenza verbale. Metterò nelle spese, pensò.

Della stessa autrice, L’istinto della tartaruga (Cei, 2001/2015) – Il passaggio della cometa (Cei, 1997/2010) – Il testimone verde (Cei, 2010)

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