La Trilogia di Edena

L’Eden di Edena         Edena e il Fiore         Una Gatta di nome Edena

di Bruna Simoncini

Copertina e illustrazioni all’interno di Bruna Simoncini

15,00

[ 2015 - 474 pagine ]

RECENSIONE Sì, anche i gatti hanno un’anima. O almeno l’hanno quelli di Edena. Un’anima mortale (forse, perché a credere nella metempsicosi potresti avere per casa addirittura Pitagora in corpo felino), ma per il rimanente eguale alla nostra. Caparbio tradizionalista, per anima intendo quel grumo di emozioni, di volizioni, di capacità di sentire e di pensare, di amare e odiare imprigionato nell’involucro del soma. Me ne sono convinto leggendo il romanzo (?) Una “Gatta” di nome Edena di Bruna Simoncini. Forse bastava consultare al riguardo qualche testo di etologia, ma le mie letture – se è una colpa la confesso – sono altre per quanto riguarda il mondo degli animali, certo non scientifiche e forse datate: Esopo, Fedro, La Fontaine, Kipling, London, Melville… Libri dove gli animali sono vivi e coscienti. Li avrà letti Edena? Se non lei, sicuramente li conosce il suo compagno e maestro, un epistemologo (così si qualifica con orgoglio cruscante) di cultura enciclopedica che non può non averla maieuticamente edotta. Edena è lo pseudonimo, gravido di significazioni, che Bruna si è dato quando scrive e che le consente di recuperare il paradiso perduto della sua infanzia. L’Eden primigenio dove la vita ritorna di favola, l’orizzonte è limpido, l’unico tempo è il presente, dove fiori farfalle uccelli (e gatti) parlano a chi sa intenderli. E ascoltano i puri di cuore. Bruna è, infatti, una montanara di San Benedetto Val di Sambro in volontario (e dorato) esilio in Liguria, dove, a suo dire, ha ritrovato la quiete serena di Casa Pescara, la casa rosa antico dei nonni che l’accoglieva bambina. Gratificata dal successo dei due precedenti, ha scritto il terzo libro della saga di Edena2. Con una scrittura alta (né poteva essere diversamente alla severa scuola dell’epistemologo), attraversata da brividi di poesia – e il creare poesia non si apprende, te la detta l’anima – Bruna ci racconta la storia dei suoi tanti gatti. Inizia con Micio, gattino cacciato e divenuto randagio di necessità, nominato poi Pippo dopo l’affettuosa adozione da parte di Edena. Altri gatti compaiono via via nella sua casa e nel suo territorio, ma Pippo resta comunque il protagonista della storia. Storia, come nel teatro kabuki giapponese (lo preferisco, quale termine paragone, al teatro delle marionette, troppo meccanico), i cui personaggi dai volti di porcellana e in vesti sfarzose sono mossi nel buio da uomini incappucciati di nero pressoché invisibili: chi li muove qui è invece Bruna/Edena, senza cappuccio e a tratti corposamente visibile. Incentrata sul gatto Pippo, il libro ha una sua tenue trama che lega i vari accadimenti. Piuttosto che seguirla con impazienza, come solitamente avviene per le narrazioni di lungo respiro, merita soffermarsi sui singoli episodi, in sé compiuti, per gustarne la musicalità del periodare, l’aggettivazione sgargiante, i vocaboli e i costrutti sintattici di sapore antico che impreziosiscono la pur sontuosa scrittura. La nostra autrice è un’osservatrice acuta dei comportamenti di Pippo e degli altri suoi ospiti felini, comportamenti che interpreta e traduce con codici ovviamente umani per renderceli comprensibili. Al punto che viene da credere come in quegli improbabili gatti ci sia lei, con le esperienze del suo esistere – angosce affetti gioie speranze… – e perché no? – l’ineffabile epistemologo (che compare fisicamente, coi suoi due metri d’altezza, solo una volta). Addirittura, in una pagina toccante e rivelatrice, ripete il racconto della cacciata dall’Eden vissuta in quelle righe da Micio, il gatto dei nonni mai dimenticati (oso perfino pensare che Chicca, la vecchia dolcissima gatta che dolorosamente le muore sul divano, incarni la dolce nonna di Casa Pescara…). Del resto il titolo del libro è esplicito: Edena gatta fra i gatti (taccio il finale). Proprio questa immedesimazione evita che la scrittura di Bruna – giocata su arditezze semantiche suggerite dalla necessitata commistione fra umani e animali, entro una natura fulgida di colori ed effluvi mediterranei – resti impigliata nell’insidia del lezioso, agevole appiglio quando si narrano favole di argomento all’apparenza infantile. In realtà Edena racconta, come avviene nella favolistica classica, al fanciullino che è in tutti noi. (Dalla rivista Savena Setta Sambro di Bologna – n. 42/2013)

L’EDEN DI EDENA Alzi la mano chi mai non abbia almrno una volta sognato l’eden… Ebbene, nella Trilogia dfi Edena il sogno s’avvera, nrel lrggrrvi l’infanzia d’una bimba immaginifica e semplice – cullata dall’affetto ovattato dei nonni. Furono loro per certo ad avvivarle quel fanciullino (già caro al Pascoli), e a tal punto che le rimane intatto ancor oggi come allora… e per sempre. Tanto che anni e anni dopo ella poté profonda ancora scriverne qui, immodestita e suggestiva, tra queste pagine innate impressioniste… come fiori di Van Gogh…

EDENA E IL FIORE Sin dall’alba dei tempi, i fiori – corollario eterno dei tratturi dell’uomo – sono il segnacolo di ricorrenze, lieti o tristi che siano, ovvero semplici adorni. Ma qui l’autrice li eleva artefici dell’intera sua vita, anteponendone il simbolico al naturale. Purché, alla chiusa di ogni capitolo, non s’abbia a pensare che l’ispiratore del narrato sia giusto il linguaggio di quel Fiore, quand’invece esso non è che l’allegoria associativa Fiore-Racconterello, congegnata da quest’autrice silvereccia e sempre rimastasene floreale d’animo… pure nel suo trepido magnetico amore per i Gatti…

UNA GATTA DI NOME EDENA Merito rarefatto di Una gatta di nome Edena (un libro che non può dirsi soltanto gattesco, a conclusione della trilogia di Edena nel solco pseudominimalista come nei precedento L’Eden di Edena ed Edena e il Fiore) è di non essere incappato nel laccio comune del troppo umanizzare le nostre tigri di casa – i gatti – sempre rifuggendo le incursioni etologiche. Che si sia gattofili o no, qui si potrà godere l’antologia lirica di tante e tante involontarie metafore di antropologia culturale per nulla seriosa… anche grazie ai gai interludi favolistici, per di più illustrati dall’autrice con fantasmagorica fatagione. (Mario Tamburri)

DELLA STESSA AUTRICE L’Eden di Edena – Cei, 2011; Edena e il fiore – Cei, 2012; Una gatta di nome Edena – Cei, 2013

> BLOG LIBRI >> L’edenico che è in noi di Angelo Balocchi

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