La vita, così…

di  Lucia Ghidoni Grosso

10,00

[ 2009 - 120 pagine ]

IL PASSEROTTO DI ULM Ulm è una deliziosa cittadina della Germania: si trova propriamente per metà nel Wurttemberg (la città storica) e per metà in Baviera (la città nuova); si affaccia sul Danubio e vanta una cattedrale gotica (seconda per grandezza di tutto il Paese) situata in una grande piazza, dove svetta il più alto campanile del mondo con i suoi 161 metri, mentre nella Markplatz, sulla torre del Municipio, c’è un orologio astronomico del ‘400 che ha ben pochi rivali in Europa, in quanto non solo segna le ore, ma anche le stagioni, le fasi lunari e lo zodiaco. L’abitato del centro storico è un susseguirsi di vicoli, piazze e chiese che evocano fatti storici, scientifici e letterari. Qui visse Keplero, lo scienziato che calcolò le orbite dei pianeti; da qui partì il primo uomo che trasvolò l’Atlantico da est a ovest; e sempre a Ulm fu ambientata la vicenda del sarto che voleva volare, immortalata da Bertold Brecht nella sua famosa poesia. Ma soprattutto Ulm è la città che diede i natali ad Albert Einstein, il padre della fisica moderna.
Qui, tra l’altro, Einstein, con l’aiuto di un’eclissi, dimostrò la teoria della relatività generale: egli infatti scattò una doppia serie di fotografie al telescopio; prima riprese le stelle che circondavano il sole oscurato dalla luna, poi lasciò fermo il telescopio e tornò sei mesi dopo, quando il sole si trovava in posizione diametralmente opposta nello spazio. Nottetempo rifece gli scatti e confrontò le foto, notando che le stelle erano in posizione diversa: proprio come secondo la sua teoria della relatività, aveva previsto! Tutto ciò sarebbe già stato un valido motivo programmare una visita alla città ma nell’estate del 1999 decidemmo di partire alla volta di Ulm soprattutto perché l’11 agosto avremmo potuto assistere all’eclissi totale sole. Nella tarda mattinata di quel giorno, la Munsterplatz era gremita di gente, così pure le molte finestre e i balconi vi si affacciavano.
Eravamo tutti in ansia perché, avendo smesso di piovere da poco, non c’era la sicurezza di poter godere appieno dello spettacolo. Ma lo spettacolo ci fu, eccome. E quando l’eclissi raggiunse la sua completezza, tra i presenti serpeggiò un’emozione fortissima: la piazza era avvolta nel buio più completo e, benché affollatissima, vi regnava un silenzio assoluto. Eravamo ammutoliti per spettacolo inconsueto che ci veniva offerto dal cielo, altresì per uno strano senso di angosciosa attesa verso l’incognito, come se ci aspettassimo qualcosa di incombente, opprimente. Anche i numerosi giovani presenti avevano compreso l’unicità dell’evento ed il pathos era davvero tangibile. Pensai a come sarebbe stata la nostra esistenza, se il sole si fosse oscurato perennemente. Per attimo mi parve che il cuore cessasse di battere; tutti eravamo immobili, come stregati e fuori dalla dimensioni temporale. Poi, via via, col decrescere dell’oscurità, si tornò alla realtà e, ricominciando a parlare, ci parve di avere esorcizzato l’inquietudine. Ma il turbamento restò ancora nell’aria… Passeggiando per le deliziose vie e viuzze della città, avevamo notato che in molte vetrine, soprattutto di oggettistica e souvenirs, ma anche nelle pasticcerie, erano esposti dei piccoli passerotti realizzati in legno, metallo, panno o pasta di mandorle. Chiedemmo spiegazioni nella storica pasticceria Troglen, situata di fronte alla cattedrale dove la famiglia Schies deteneva il brevetto da ben 175 anni per la preparazione dei cosiddetti Ulmer spat (i passerotti di Ulm). All’acquisto di tali dolcetti ci venne consegnato un foglio esplicativo in lingua italiana che raccontava di come gli abitanti della città, molti, molti anni addietro, fossero angustiati da un grave problema, che neppure il primo cittadino, ritenuto uomo di grande capacità, era in grado di risolvere. Pare che, per la costruzione dei molti edifici cittadini che si intendevano edificare, fossero necessari grandi quantitativi di legname e travi, onde realizzare le cosiddette case a graticcio, tipiche del nord Europa, che prevedono, anche in facciata, pilastri, traverse e montanti obliqui; tuttavia, la porta della città era troppo stretta per farvi entrare i lunghi tronchi, perciò le autorità cittadine e lo stesso architetto erano in grande angoscia.
Avvenne che il più saggio fra i cittadini di Ulm ebbe ad osservare un piccolo passerotto alle prese con la costruzione del nido sulla cima del campanile: questi portava nel becco una delle festuche occorrenti, posizionata longitudinalmente allo stesso, anziché in modo trasversale. Subito il saggio, ridendo, pensò di aver trovato la soluzione al grande problema: i tronchi dovevano essere posizionati in modo longitudinale sui carri, riuscendo in tal modo ad entrare per la porta della città! A ringraziamento della geniale idea fornita dall’ignaro uccellino, gli abitanti di Ulm scolpirono un passerotto di pietra sul tetto della cattedrale, visibile ancor oggi, per chi è dotato di buona vista. Da quel dì, il piatto preferito dai cittadini fu appunto lo spatzle, una sorta di pasta casalinga a forma di uccellino. Mi venne spontaneo pensare che, da quel giorno, doveva esserne passata molta, di acqua sotto i ponti, prima che Ulm potesse dare i natali ad un genio come Einstein!

DELLA STESSA AUTRICE Le storie di Manuel – Cei, 2010

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