Le intelligenze della domenica

di Nila De Giorgi

Grafica di copertina di Stefania Milesi

In copertina, “Fiori” di Pablito

10,00

[ 1999 - 150 pagine ]

Il libro è uno strabiliante contenitore di aforismi originali, immersi nel vasto mare dell’ironia. Appropriate, opportune, felicemente distribuite nel testo, le citazioni di poeti, scrittori e filosofi. Il libro è riuscito e la Giorgi non teme confronti con modelli lontani tempo. Alza il tiro con disinvoltura e con equilibrata sapienza distribuisce violente sterzate. «Quando a una persona attribuisci qualità che non possiede, la insulti un poco: come se volessi dire con quella attribuzione immeritata di ritenerla mutila e bisognosa d’una protesi, da intagliare con urgenza nel legno dozzinale della piaggeria». E l’afflato poetico di una breve impressione di viaggio? «Via via che prati e alberi, case e persone escono dal tuo campo visivo, nel correre del treno – prima che tu abbia potuto seguire i contorni di una forma, comprendere il segno di un gesto – nuovi prati, nuovi alberi, nuove fuggevoli persone vi entrano, in un velocissimo alimentarsi delle tiepide, delle mendaci nostalgie nelle quali suole nobilitarsi un poco la tua noia». Il contenuto del libro è difficile da definire, ma Pastorino, critico serio e attento, ha trovato la forma: «La proposizione, in apparenza spontanea con parole adeguate, sviluppa circuiti mentali talvolta impensabili e spalanca cerchi ideativi sempre più ampi al punto che l’originario concetto finisce esso stesso in un totale coinvolgimento di appartenenza alla mente cui è stata affidata in prestito». «Introspezione. Se conosci troppo i tuoi difetti, avrai la peggio nei litigi. Ti sembreranno alleate le invettive della tua bocca, ma il tuo cuore scontento sarà già passato per troppa consapevolezza al nemico». «Contentezze d’un pranzo. Il boccone inghiottito e commentato insieme – piacere fatto più ampio dalla simultaneità, reso certo dalla convalida interpersonale – ci compensa di comunioni estetiche più luminose, per le quali abbiamo inutilmente cercato compagni».(Franco Pullia, 2000)

«Il tacere non elimina l’incomprensione: tu e la persona che ti sta di fronte tacete in lingue diverse. Il solo tacere non crea imbarazzo: serbano il silenzio, certa amiche somiglianti, in una stessa e fluentissima lingua».

«Ci si ostina ad ambire l’impossibile: dare un buon esempio, che forse umilia, quando è assai più diffuso un bisogno perenne di consolazione che soltanto chi d’esempio non è, soltanto chi brancola come tutti, e come tutti annaspa, può dare nel raffronto».

DELLA STESSA AUTRICE La barca del vichingo – Cei, 1997; Presagi – Cei, 1997; Lo schedario della misantropa – Cei, 1998;  L’apprendista – prove di versificazione – Cei, 2016

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