Le mie parole

di Carlo Lercari

10,00

[ 2010 - 146 pagine ]

CIÒ CHE MI MANCA DI VENTIMIGLIA Lo sapevo che, prima o dopo, Mario mi avrebbe chiamato. E, quando lui chiama, non si può rifiutare… «Scrivi un bell’articolo su ciò che ti manca di più, quando sei lontano da Ventimiglia» mi disse. Sulle prime, la cosa mi sembrò facile, piacevole, divertente. Poi, a pensarci bene, non è stato così semplice come sembrava. Perché le cose che mancherebbero a me sono certamente diverse da quelle dei miei amici, quando sono lontani da Ventimiglia, questa meravigliosa città commerciale, incasinata per il traffico, un po’ sporca quel tanto che basta, ma per me terribilmente cara. Per uno poi che sia nato a Latte, di questo strano paese che ti trovi davanti come una bolgia, percorrendo l’Aurelia, non è agevole descrivere le cose più belle. O più utili. O più curiose. Soprattutto, se uno non ha la scioltezza di penna, come un Nico Orengo nella sua curva del latte … In duecento metri, ci sono tutti i servizi necessari al vivere civile, a Latte. Mi dicono che ora c’è anche un bella rotonda, davanti al Conad e agli striminziti giardinetti; perbacco, una rotonda non si nega a nessuno, vi pare? Ai tre bar incontravo sempre tanti amici, nelle ore canoniche, alle 11,30 e alle 18. Un bianchino, un caffè o l’aperitivo, ruminando granaglie, patatine e olive. Naturalmente, non mancava, mai la battuta grassa su Berlusconi, o su Prodi. Per passare poi a proporre curiose punizioni per i ladri, e gli stupratori; soprattutto per questi ultimi. Deplorando infine l’indulto e sghignazzando vergognosamente sulla prostituzione … Insomma, quella mezz’oretta al bar, tra la mia gente, mentre magari il vigile scriveva, mi manca davvero tanto. A Ventimiglia, invece, era un’altra cosa. Andare al Palazzo, per esempio, con i miei amici poliziotti, o per un’intervista con i volontari, mi rendeva più serio, più rispettoso. Qui sentivo l’orgoglio di essere nato in una città dove tutti si danno da fare, mugugnoni sempre, ma, in fondo in fondo, con un pizzico di ottimismo. Sovente arrivavo fino alla passerella, per poter osservare compiaciuto e felice, quei piccioni che prendevano al volo i pezzi di pane lanciati in aria dai francesi. Era davvero una gioia dell’anima, uno spasso infinito, incredulo e meravigliato. Inutile parlare della battaglia di fiori, dei giardini pubblici o del lungomare verso il biscione o quei voli dei piccioni, eleganti e rapidi, alla foce del Roja, ecco ciò che mi manca davvero tanto. Forse perché nel mio destino c’era già una sedia a rotelle, mentre osservavo, compiaciuto e felice la flessuosità di quelle ali eleganti, che s’agitavano freneticamente in un bel gioco infinito…(C.L.)

DELLO STESSO AUTORE Quando… – Cei, 1999; Ancora un po’ – Cei, 2004; Rosso di sera – Cei, 2007

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi