Nessuna terra senza signori

di Roberto Lo Piano

In copertina: le chiavi di san Pietro, lo stemma di Goslar di Enrico III, gli stemmi di Challant e Savoia

18,00

[ 2011 - 336 pagine ]

Al centro del romanzo storico c’è la Lotta per le Investiture che in senso stretto si fa partire dall’anno 1075 per concludersi nel 1122 con il Concordato di Wörms tra Impero e Chiesa sulle precedenze e modalità delle investiture in Germania e in Italia. Nell’immaginario collettivo l’umiliazione di Canossa nel 1077 ne costituirebbe l’evento principale: il giovane re Enrico IV, scomunicato da Gregorio VII, in abito di penitente sotto la neve ne supplica il perdono fuori della porta del castello della contessa Matilde di Toscana, ottenendolo solo dopo tre giorni giurando sulla sincerità del suo pentimento.

La storia delle origini della illustre famiglia Challant in Valle d’Aosta, valvassori dei conti di Moriana (poi Savoia), apre su una vicenda singolare: quella di Boso, secondo visconte di Aosta, che prima si adopera a portare l’ordine e la pace in Valle, minacciati dalle rivalità tra i signori delle torri di Aosta e dalle ambizioni di un potente signore rurale. Per poi spostarsi a Goslar, dove il giovane visconte, investito del beneficio di cavaliere imperiale, dopo la morte di Enrico III mette il suo braccio armato in difesa di Agnese di Poitou, reggente dell’Impero, e del piccolo Enrico IV, successore al trono. E insieme troviamo  l’edificazione dei primi castelli, dei quali la Valle conserva le vestigia e il ricordo; la fatica dei laboratores; l’asprezza della via francigena, appena mitigata dalla costruzione dell’Ospizio del Gran San Bernardo; e infine l’oro dei mercanti.

Dello stesso autore, I viaggi di Platone (Cei, 2006)

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