Nne’ profunni abbissi

di Leonardo Genduso

Presentazione di Vincenzo Genduso

In copertina, “Nne’ profunni abbissi” di Gabriele Genduso

10,00

[ 2007 - 70 pagine ]

PRESENTAZIONE  Questo è il terzo volume autobiografico di mio padre e abbraccia gli anni che vanno dal 1960 al 1981. Sono gli anni centrali della sua storia personale e professionale. Le scelte e le decisioni che hanno caratterizzato questa fase importantissima della sua vita si intrecciano e si legano profondamente alla storia della mia famiglia e quindi alla mia. Rivisitare quei momenti così cruciali attraverso i racconti e le poesie di cui si compone il libro è stato per me molto bello e significativo. Un tempo di intensa intimità con lui e con me stesso che mi ha restituito le emozioni e le esperienze che hanno contribuito in modo determinante e sostanziale a tracciare il corso della mia evoluzione ed hanno segnato indelebilmente la mia identità, ciò che io sono. Forse sono troppo condizionato da questa vicinanza affettiva attraverso la quale ho ripercorso la sua storia, ma credo che queste pagine, al di là del riflesso personale, contengano una molteplicità di messaggi e di significati molto importanti e attuali. In realtà si tratta del racconto di un viaggio. Con le parole, gli occhi e il cuore di chi l’ha vissuto, sofferto e goduto. Il suo trasferimento dalle Madonie, nel centro della Sicilia, al cuore della Valle Argentina nell’estremo ponente ligure. È quindi la storia di un emigrante. Di un padre giovane e coraggioso che decide di partire e di scommettere su di sé e su una terra lontana e sconosciuta. In tal modo decide anche di determinare ineluttabilmente la storia e il futuro della sua famiglia. È un progetto di fiducia e di speranza che vengono ripagate. Un trapianto attecchito. Una scommessa vinta. È innanzitutto la storia di un saluto, di una separazione. Dalla sua terra, dalle proprie radici, dalla sua famiglia d’origine, dai propri amici. Uno strappo mai più completamente sanato e sempre un po’ dolorosamente accettato. In effetti la mia famiglia, ed io in particolare, siamo sempre stati caratterizzati dalla consapevolezza di questa lontana e altra origine geografica, culturale e relazionale. A volte vissuta con nostalgia, fatica e sofferenza, a volte con orgoglio e senso di ricchezza interiore. Ma è anche la storia di un incontro. Con le persone, i volti e i luoghi dei paesi in cui mio padre ha svolto il suo lavoro di segretario comunale. L’impatto e il progressivo inserimento con un ambiente naturale ed umano che, anche se freddo e poco ospitale inizialmente, si rivela sempre più accogliente, generoso e amorevole. Come solo la Valle Argentina e i suoi abitanti sanno essere. È l’esperienza di una integrazione professionale, culturale e sociale riuscita che ha portato frutto. Dalla paura e dalla diffidenza iniziali sono nati stima, affetto, legami e nuove appartenenze. Da una radice lontana e profonda in terra sicula, si sono sviluppati, in questo splendido angolo di Liguria, tronco, rami e fronde e siamo stati adottati dalla nostra seconda madre terra. Ora che per tanti motivi sono sempre più indissolubilmente legato a questa terra e a questa comunità, sento forte e attuale il messaggio di questo libro. Che è il messaggio della vita di mio padre. Per questo lo ringrazio. Un messaggio discreto e potente fatto di amorevolezza, tenacia, pazienza e rispetto. L’integrazione culturale non è un mito. È possibile. È possibile avere, lasciare radici in terre lontane e partire per crescere altrove… Possiamo amare e lasciarci amare da una nuova terra e una nuova comunità. Possiamo accogliere e far germogliare l’altro anche se all’inizio ci fa un po’ paura … Basta avere un po’ di amore, tenacia, pazienza e rispetto. Come mio padre. (Vincenzo Genduso)

DELLO STESSO AUTORE All’antu – Cei, 2005; O’ ponti ranni – Cei, 2007

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