O’ ponti ranni

di Leonardo Genduso

Disegno di copertina “O’ ponti ranni” di Gabriele Genduso

10,00

[ 2007 - 98 pagine ]

PRESENTAZIONE U’ ponti ranni è un luogo importante per il paese: c’è l’acqua, la valle lì è particolarmente verde, ci sono resti romani (arando i campi vicini affioravano numerosi cocci di terracotta, pietre da costruzione e mozziconi di colonne e poco distante ci sono tratti lastricati di strada romana), è il confine nord dell’abitato, lo collega al resto delle Madonie. Ci si dava appuntamento o’ ponti ranni… per fare una scampagnata, per un bagno rinfrescante nello scirocco di fine estate, per andare verso gli altri paesi.
Luogo di racconti e di esperienze di bambino, e di ragazzo nei ritorni estivi. Ci facevamo volare l’aquilone di giorno e qualche volta di notte, attaccandogli le lucine. Cercavamo il buio, lontano dai lampioni per sentire più vicino le ragazze, sazi dei racconti dei grandi, nel profumo della campagna che cedeva al fresco della notte il calore del sole.
Da lì potevi, certe volte, sentire quasi la musica della Via Lattea e sognare il futuro. Andavamo a cercare i cocci romani tra le zolle arate nel campo appena oltre, vicino ai cipressi. Amicizie nate intorno a piccole pietre antiche: dureranno almeno come loro. E segnava pure il ritorno: nei sabati d’inverno, col naso gelato incollato al vetro della finestra, lo sguardo di bambino distratto dalle navi-paese impavesate di lucine tra le onde delle montagne, spiavo la luce improvvisa delle poche automobili che tornavano dalla strada di Petralia. Indovinavo i fari della topolino di papà che sciabolavano dalle curve in discesa verso il torrente: «Talè iddu je, mamà, arrivau o’ ponti ranni, un si vidunu chiù i fari, ora ora arrival» Quel ponte, lo scopro solo ora, mi ha insegnato il senso dell’assenza, la necessità di passare al di là della valle, la sottile ansia dell’ attesa, la gioia profonda del ritrovarsi. Era un limite da superare, un confine da tentare e ripassare, per prendere le misure. Per vent’anni mio padre, mia madre e i loro amici lo hanno attraversato e riattraversato – da soli o insieme – con la mente prima che con le scarpe rotte, le biciclette e le topolino, andando a scuola o a lavorare. Per prendere le misure ad un salto più grande del corpo e dell’anima. Di qua il paese, il suo calore, le sue tristezze, le sue storie, le sue certezze. Di là di quel fiumiciattolo, il mondo intero con le sue sfide, le sue navi-paese in crociera tra le montagne, le sue promesse e le sue delusioni. Da esplorare, da viaggiare, da viverci. È stato ed è un buon viaggio, papà. Buon viaggio a tutti noi che lo condividiamo con te. O’ ponti ranni è sempre li, quando vogliamo ritornare. 

DELLO STESSO AUTORE All’Antu – Cei, 2005; Nne’ profunni abbissi – Cei, 2007

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