Ricordi di una casa

di Anna Isoldi Formichi

8,00

[ 2015 - 76 pagine ]

PREFAZIONE Può una casa avere dei ricordi? Possono le pietre impregnarsi della vita di chi le abita? Se per Carlo Levi le parole sono pietre, possono le pietre generare pensieri e parole? Io l’ho immaginato nei miei verdi anni, dando voce alla casa in cui è proseguita la vita della famiglia descritta nel racconto Le mie case da Angelamaria Isoldi – cugina doppia, sorella putativa – come mi hanno definita i figli di lei e di Jader Jacobelli nella prefazione al suo libro, che termina con le parole… e non ero la sola a piangere. Ne riporto un paragrafo: «La stessa conclusione, improvvisa, fortemente segnata da una commozione che include il prima, le case dell’infanzia, ed esclude il dopo, le case della maturità, traduce la fine in un fine: uscire dalle case dell’infanzia per entrare in quelle della maturità, come se le case fossero una sorta di utero materno, in cui si può tornare solo con la memoria, perché l’ingresso nel mondo costituisce un atto tanto paventato quanto inevitabile e irreversibile». Al termine del racconto, Angelamaria bambina vive il distacco doloroso dalla casa del bisnonno farmacista. Sogni e speranze devono rinascere nel cuore e nella mente in un altro luogo, in un altro nido, in un altro rifugio. E la nuova casa si prende l’impegno di accogliere e di accompagnare le tante vite che in lei respirano più o meno a lungo. Quasi sessanta anni sono trascorsi dall’abbandono della casa di Capo Berta, ma il tempo può accorciarsi, allungarsi, annullarsi a seconda della partecipazione emotiva ai fatti narrati. Anche i miei fogli sono rimasti per decenni in un cassetto, ma ora l’età che avanza inesorabile acuisce il desiderio di lasciare a chi mi è vicino con il cuore semplici esperienze comuni a tre generazioni. Nella chiusa del mio racconto la casa dice: «Io non li ho dimenticati». Se le pietre hanno memoria, quanto più dovremmo custodirla noi, da ravvivare e tramandare a chi è vissuto tra quelle mura e a chi vorremmo la condividesse. Purché sia una memoria nutrita dall’amore, che risana ferite e alimenta speranze.(Anna Isoldi)

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi