Salto con Last

ovvero come scivolare sulla schiuma di detersivo e diventare scrittore di racconti

di Alessandro Prevosto Palex

Prefazione di Giuseppe Conte

5,00

[ 1993 - 30 pagine ]

PREFAZIONE Insegnavo, tanti anni fa, in una Scuola per geometri di Sanremo. Le aule erano in una palazzina scalcinata, il corridoio del primo piano era stretto più di quello di certi appartamenti privati. Li si stipavano a centinaia ragazzini la cui età andava dai quattordici ai diciannove anni, e la cui vitalità turbolenta, chiassosa, insensata, da un lato mi comunicava allegria o mi faceva ridere, dall’altro mi rendeva insopportabile il mio lavoro. Stavo di fronte a dei piccoli esseri elementari, il cui unico desiderio era quello di saltare, muoversi, correre, urlare, fare a pugni, cantare, canzonare i compagni: ai quali non mi illudevo mai che potesse interessare ciò di cui parlavo io. Per fortuna avevo casa non lontano dalla scuola, e ricordo bene che nelle ore che il gergo scolastico definisce lubricamente buche, o anche soltanto nell”intervallo, me ne scappavo da via Solaro a via Nuvoloni, ritiravo la posta, facevo una telefonata, mi abbandonavo ai miei sogni a occhi aperti da cui la scuola era rigorosamente esclusa. Avevo con i miei allievi rapporti corretti e freddini: ero certo che a loro non importasse nulla di me, dunque non mi sembrava né colpevole né sconveniente che a me importasse molto poco di loro. Cercavo di fare delle belle lezioni, questo sì. Ma dei ragazzi certe volte non imparavo neppure il nome dopo qualche mese; delle ragazzine, quasi presentendo l’attuale turpe e bigotto clima in cui uno sguardo diventa già molestia sessuale ignoravo o in ogni caso fingevo benissimo di ignorare la presenza fisica. Poveri insegnanti maschi, sono loro le vere vittime, certe ragazzine di sedici anni strette in un banco di scuola, loro sì che rappresentano molestie sessuali con un loro semplice movimento. Tra gli alunni di una prima, l’avrei notato non foss’altro perché era rosso e lentigginoso come un irlandese. Non mi sembra che fosse bravo di italiano, tantomeno che avesse qualche interesse per la storia. Alessandro Prevosto, l’umorista, l’autore di questi racconti, perché è di lui che parliamo, venne fuori alla distanza, come quei ciclisti che si dicevano passisti e che prendevano minuti agli altri in pianura (non so perché ho usato il passato remoto, probabilmente esistono ancora, sono io che ho sepolto il ciclismo nella memoria).
Alessandro Prevosto venne fuori alla distanza, imparò a scrivere i temi, si appassionò a tutto quello che è comunicazione. Dopo che non fui più suo professore, continuò a restare in contatto con me, a portarmi da leggere i suoi primi raccontini e le sue prime vignette. Subito le preferenze di Palex – si firmava così, con questo nome che fa pensare alla tecnologia o alla pubblicità… un Palex, cosa non potrebbe essere? da un congegno elettronico a un nuovo deodorante femminile – si rivolsero al fumetto e ai generi lowbrow, come li chiama la sociologia americana. Non credo che sappia chi è Holderlin; credo in fondo che gli unici libri di poesia che ha letto siano i miei, li ha subiti come una lezione bella ma un po’ troppo sofisticata del suo vecchio professore. Prevosto non ha per fortuna nessuna teoria letteraria in testa. Dico per fortuna, perché così non ha neppure mezze teorie e interi pregiudizi. Lui ha bisogno di comunicare. Gli piace la carta stampata, la videocassetta, ha messo su fiuto, abilità e prontezza come se avesse una esperienza giornalistica ben più lunga di quella che ha. Il suo approdo all’umorismo passa per le vignette, non credo per Laurence Sterne. Eppure dell’umorista questo ragazzo dall’aria irlandese ha la vocazione. Coltiva la sorpresa, la leggerezza, il paradosso, tante briciole difollia. Gli raccomando sempre di leggere L’immorale testamento dello zio Gustavo, di Tom Antongini, o Il carnet del Maggiore Thompson di Daninos, i vangeli umoristici della mia adolescenza, ma lui ribatte giustamente che quei libri sono introvabili. Chissà se gli piacerebbero. Come c’è una voglia irrefrenabile di riso in tutti i temperamenti tragici, così c’è un fondo di malinconia in tutti coloro che fanno pratica di humour, il nostro amico irlandese, sin dagli anni della scuola, dal suo incontro con quello che lui continua a pensare anche ora dopo tanti anni come il suo professore, ha una dolce fissazione malinconica: comunicare, far ridere, colpire, acuminare la penna sul foglio. Scrivere. Scrivere, come il suo vecchio professore che non insegna più, e senza tutta la tragedia che si respira nei suoi libri. Comunicare e basta. Ma per uno che ci crede ossessivamente, non è poco. E per questo gli auguriamo buona fortuna. (Giuseppe Conte)

COLLANA LABORATORIUM

Salto con Last di Alessandro Prevosto;

Gli scacchi, storia, simboli, arte, psicologia di Antonino Faraci;

Imperia a scacchi di Antonino Faraci e Bruno Viano;

Signori, Imperia di Enzo Gatti;

Botti commemorativi di Francesco Fazio e Giulia Zadro;

Vedrai, vedrai di Francesco Fazio;

Gocce di Maria Antonietta Cecamore

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