Un sacco, una sporta e una sportina…

di Rosanna Amoretti

Presentazione di Davide Berio

10,00

[ pagine 106 ]

Solo la maestra Rosanna poteva scrivere un diario autobiografico di un periodo drammatico della sua vita con la sensibilità e gli occhi di quella bambina di sei o sette anni che era all’epoca. Alla prima lettura mi sono chiesto se fosse ancora il suo diario originale vista la freschezza, la spontaneità, la semplicità delle descrizioni e delle riflessioni. La ricchezza dei buoni sentimenti e dei buoni propositi, la determinazione a fare le cose come piace alla mamma, la grande curiosità di conoscere e fare bene a scuola da un lato, dall’altro la vivacità spensierata, la disinvoltura nel giocare al pallone con i maschi, il piacere di raccontare anche qualche barzelletta e di fare qualche dispetto, mettono a fuoco l’immagine di una bambina tutto pepe e giudizio. È anche interessante notare come l’autrice sia riuscita a rendere bene quelle emozioni e percezioni così spontanee di una bambina alla vista dei partigiani malconci, bruschi e quasi arroganti, che fanno paura, e quelle suscitate dal rapporto con i tedeschi, sempre minacciosi, con le armi puntate e quel linguaggio incomprensibile ed autoritario che terrorizza come terrorizzano i bombardamenti devastanti dei nemici. Si capisce che sono le emozioni di una bimbetta riportate senza nessun filtro storico-politico che possa inquadrare i partigiani come i buoni anche se fanno paura, come inevitabili gli aerei alleati che bombardano e distruggono ma che in realtà combattono al nostro fianco al fine di liberarci dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista, veri responsabili di questa guerra terribile. Commoventi e a tratti spiritosi i ritratti e i dialoghi con la mamma Colomba, con il papà Carluccio e i nonni Davide e Diana e con tutte le persone, grandi e piccole, di quel ristretto mondo di solidarietà e affetti tanto in contrasto con la cruda realtà del momento. (Davide Berio)

Della stessa autrice, Cu-cù (Cei, 2011) – Pescài in t’u pexén (Cei, 2010) Intramènti… dammughe ina öggiâ (Cei, 2013)

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