Una lunga notte

di Mario I. Lepre

Prefazione di Franco Gallea

8,00

[ 2001 - 92 pagine ]

RECENSIONE Nella storia di un amore proibito Mario Lepre coglie le sfumature della ricerca psicologica e propone una notevole complessità di registri narrativi. La narrazione è sincronica, tracciata sull’arco della giornata, con una lunga, angosciosa notte insonne. Giulio, sposato e con una figlia, rivive con una sorta di “anamnesi interiore” le vicende della sua relazione con Cinzia. È un amore nato romanticamente negli anni giovanili, quasi subito interrotto e poi ripreso in maturità, dapprima in forma occasionale, poi stabilmente e passionalmente. Giulio è ormai sposato, con una famiglia di ordinaria routine, e con una condizione di decoro esteriore che non deve essere compromesso. Cinzia è maritata con un uomo più anziano di lei, in un rapporto che forse è frutto di convenienza e le consente una certa libertà. L’amore tra i due protagonisti, in un primo tempo, è temuto e soffocato, poi sfocia in un tumulto che supera le convenienze, soprattutto dopo la vedovanza della donna. Sembrerebbe una storia banale e crepuscolare come ce ne sono tante, nella vita e nei libri. Però Lepre, nella sinteticità della narrazione, riesce a offrire spunti di novità; dà spessore alla storia e costruisce intorno ad essa un’atmosfera di suspense che colpisce il lettore sin dalla prima pagina e lo conduce a svelare il “mistero” nelle pagine conclusive. Nella narrazione c’è il recupero della memoria, un lungo flash back, in cui la rievocazione del passato diventa un accurato esame di coscienza, talora persino compiaciuto, una ricostruzione dell’identità del protagonista. L’approfondimento psicologico però non è fine a se stesso perché si inserisce in una realtà esterna che storicizza e ambienta le situazioni; vi è una riflessione sull’evoluzione del costume e sul percorso di una città, Oneglia, che nelle sue trasformazioni accompagna il lettore a cogliere il senso dei rapporti umani. C’è soprattutto lo sfondo di una natura descritta in pagine molto accurate, intesa come proiezione del sentimento, rimpianto o speranze, illusioni o delusioni, esaltazione o pentimento. Tutto è inquadrato nella cornice di una riflessione filosofica sul senso della vita condotta sulle suggestioni di un pensiero di Erasmo da Rotterdam. Potrei aggiungere che il libro si configura come un conflitto interiore tra ragione e sentimento istintivo. La vita non è quella che si sconta sulle occasioni perdute ma è quella che cresce nella somma del bene e del male e risulta da una pienezza di coscienza e responsabilità. Il libro, bello, rapido, ben costruito, rivela in Mario Lepre la qualità di uno scrittore che sente e descrive le esperienze della vita con schiettezza e senza ipocrisie. [Franco Gallea]

DELLO STESSO AUTORE, Duçi Paísi – Cei, 1998

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