Vento di scirocco

e altri racconti

di Gianni Paglieri

Prefazione di Fabia Binci

In copertina, “Vita e Morte” (olio su tela) di Gustav Klimt

10,00

[ 2005 - 132 pagine ]

RECENSIONE È un marinaio. Lo si capisce da come parla di onde, di approdi e di procelle. Gianni Paglieri è un romantico. Lo si vede quando racconta, e gli si illumina il viso. Ha una eccezionale e spontanea capacità di narrare, scrive con scioltezza e stile efficace, le parole sgorgano dalla sua penna con naturalezza e armonia, quasi fossero una musica. Da questo mix è nato un libro, Vento di scirocco e altri racconti. Comandante di lungo corso, nei momenti di calma, a bordo, Paglieri si dilettava a buttar giù le sue storie, tratte da riflessioni, da brevi incontri, da ricordi di quotidianità che la fantasia arricchiva di coinvolgenti stimolazìonì. Poi, a terra, ha perfezionato questa sua passione, e ha voluto offrire il primo risultato dei suoi anni di meditazioni.  l suoi racconti muovono da storie di vita semplice, e si sviluppano affrontando ogni volta un tema diverso, che mette a fuoco un particolare aspetto dell’animo umano. Sono temi forti, profondi, ricchi di pathos, spesso tragici anche se lasciano sempre trapelare un ultimo anelito alla speranza. E sono scritti veramente bene. «Nella chiarezza della struttura narrativa e delle scelte stilistiche, i racconti di Gianni Paglieri sono una prova che l’arte di esprimersi attraverso la parola scritta non è tramontata e ha resistito, ancora una volta, all’assalto dei “barbari” e delle selvagge sperimentazioni». Così, nella prefazione, Fabia Binci, che  aggiunge: «Non c’è tecnica, tuttavia, che funzioni, se non si ha qualcosa di autentico da dire, qualcosa che meriti di essere ascoltato».  E Gianni di cose da dirci ne ha sicuramente ancora tante. (Franco Bianchi – New Magazine,  2001)

Sono piccole grandi storie, quelle di questo libro, di uomini e donne che, smarriti nel tragico quotidiano, vivono l’inquietante normalità del reale. C’è in loro il desiderio di affetti veri, la nostalgia, l’esigenza della realtà che sfugge ed è un po’ sempre una Terra Promessa. L’odissea avviene fra le mura di una casa o di un borgo, nello spazio che gira intorno ad un pozzo o nella testa, a volte nell’ossessività di atmosfere quotidiane, in un continuo corto circuito tra vicino e lontano, con distanze che si abbreviano o si dilatano e tempi che si allontanano e ritornano. Storie di riflessione sulla vita e sulla morte, scritte in silenzio per essere lette in silenzio…

DELLO STESSO AUTORE: … e dal fondo il vento del mar senza posa… – Cei, 2003

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi