Alla vita io canto

di Mara Bocchetti

Prefazione di Anna Isoldi Formichi

20,00

[ 1995 - 118 pagine ]

INTRODUZIONE Un tramonto sul mare, una spiaggia, una rosa, un filo d’erba. Quasi sempre è la natura a ispirare all’autrice il messaggio iconico della fotografia e quello estetico della poesia (oppure, più semplicemente, dell’immagine e della parola poetica). È la natura dei luoghi, conosciuti da sempre, ma anche di paesi lontani, osservata e vissuta con la sensibilità di chi penetra oltre la superficie delle cose, cercando di decifrare segni, simboli, atmosfere, per poi cantare la vita. Il poeta e saggista russo ]osif Brodskij considera la poesia superiore alla prosa, che richiede pagine e pagine per sviluppare una certa idea, mentre il poeta può raggiungere lo stesso scopo mediante un semplice montaggio. Il montaggio cinematografico è stato inventato dalla poesia: ogni strofa è come un’inquadratura. Il paragone di Brodskij mi fa pensare a varie corrispondenze fra poesia e immagine fotografica. Poesia dal greco poiein (fare), significa opera, produzione, fatto. Fotografia dal greco phosphotòs (luce) e grapho (scrivo) significa scrittura della luce ed è senza dubbio anch’essa una produzione non solo tecnica se raggiunge livelli artistici, Come le parole della poesia non si limitano a descrivere una realtà, ma la interpretano, evocando mondi insospettati, così le fotografie di Mara Bocchetti non riproducono la realtà, ma sanno cogliere la meraviglia di improvvise apparizioni, intrecciano dettagli e vedute amplissime, suscitando emozioni e sentimenti. Nella poesia c’è una concentrazione verbale, un’invenzione audace di metafore e di analogie. Nelle immagini, il gioco delle forme, delle luci, dei colori conferisce una particolare forza evocativa allo spazio catturato dall’obbiettivo. L’autrice deve aver lavorato con pazienza, senza fretta, senza cedere all’assillo di finire, di concludere. L’attesa dell’ora giusta, della giusta luce, delle nuvole o del sereno può aver favorito l’ispirazione poetica, il passaggio dalla sensazione all’emozione al sentimento alla riflessione, da fissare sulla carta in righe disuguali, una sotto l’altra a formare, sulla pagina bianca, un disegno circondato di silenzio. Io sento soprattutto il fascino del messaggio poetico, che non ha bisogno del conforto delle immagini per essere compreso e gustato. Montaigne scrisse: “La parola per metà appartiene a chi parla, per l’altra metà a chi l’ascolta!”  È particolarmente vero per la parola poetica, purché ci si sappia circondare di silenzio interiore; allora i versi possono incidere in noi l’arabesco della magia evocativa. Per lo studioso di linguistica Georges Mounin è ancora misterioso il fatto che una composizione poetica riesca a varcare le frontiere del tempo e dello spazio e a raggiungere migliaia e migliaia di persone che vi si riconoscono, grazie ad un’emozione comune. Nella vera poesia le parole assumono un valore connotativo, cioè suscitano idee e sentimenti, fanno affiorare ricordi a volte inconsci della nostra esperienza personale, come luoghi di una patria linguistica e poetica delineata in noi fin dall’infanzia. Cerchiamo di non ripudiare questa patria, ma di valorizzarla e di esplorarne la ricchezza, anche con l’aiuto di libri come questo. A mio parere, l’autrice ha seguito, pur senza conoscerli, i suggerimenti che Giuseppe Conte, nel suo recentissimo Manuale di poesia, immagina rivolga il dio Ermes a chi si propone di coltivare l’arte difficile, ma splendida, della poesia. Ecco l’ultimo suggerimento, che mi pare comprenda tutti gli altri: “Sii come la marea che risponde ritmica, sii come un ramo robusto che lascia nidificare su di sé tutti i sogni del mondo”. (Anna Isoldi Formichi)

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