Composizioni in versi

di Giovanni Battista Conrieri

Prefazione di Francesco Gallea

10,00

[ 2002 - 80 pagine ]

PREFAZIONE Ogni processo poetico è chiaramente provocatorio: è un esame di coscienza dell’autore che riguarda da vicino anche il lettore, coinvolgendolo. Il poeta instaura un colloquio con il tempo e con le cose e reinveste i ricordi e gli oggetti nel sacro. Questa premessa vuole individuare il carattere della poesia di Giovanni Battista Conrieri ed indicare l’elemento unitario che caratterizza le tre raccolte che costituiscono questo volume: Folate di ponente, Porto Sole e Versi Sparsi. Sono poesie che risalgono agli anni ’70 e procedono sino agli anni 2000, e hanno una forza stilistica ed espressiva molto moderna a distanza di quasi treni’anni. Conrieri ha la capacità di usare oggetti e paesaggi per tesseremetafore, introdurre pensieri che, lucidamente, riconducono a valori sublimi e cordiali; c’è, nei versi, una grande forza propositiva che si concretizza anche come protesta, come presa di distanza da una devastazione, prima morale che ambientale, del mondo ligustico nativo. Nei versi di Conrieri tutto ciò che attiene alla natura è sentito come uno specchio dell’attimo che scorre in noi e che si perde, fluttuando nell’infinito, quasi a “misurare spazi più lontani”. L’umore poetico trapela e si modula con alternanze ritmiche e discorsive molto felici e suggestive. L’impressione che colpisce in questi versi è quella del dominio incontrastato del paesaggio, sentito come colore, ma anche come luogo delle radici, della memoria e delle tradizioni. In questo modo si costruisce un impasto che ripropone una atmosfera complessa, ricca di significati, espressa con un sentimento di umiltà che spinge a riflettere su ciò che è vero o falso nella vita. È proprio questa testimonianza l’elemento che costruisce la moralità che ci stimola, nella lettura,’ al recupero della coscienza individuale. Il paesaggio, nella sua concretezza, nella poesia di Conrieri, non si discosta mai dal senso del “mito” che interpreta lo spessore della storia. In tutta l’opera di Conrieri (anche in quella narrativa e nei saggi) il senso del mito è un cardine fondamentale. Conrieri non solo fa rivivere il mito classico (Cycnus, Mater Matuta, Borman, etc.), che ci riporta alle origini dell’etnia ligustica, ma rinvigorisce anche il mito storico cristiano, che spazia dall’immagine del Redentore, guardiano, dalla vetta del Saccarello, di valli e città, al ricordo salvifico della Vergine di Lampedusa, fino alle suggestioni fantastiche del Toraggio e di Abelio. Questo tema ha un processo psicologico involutivo: accoglie momenti di vita familiare e si abbandona ad analisi introspettive essenziali. Le poesie posseggono una chiarezza formale molto accurata; le cadenze metriche talvolta assumono ritmi di canto rituale; tuttavia la forza vera sta nel senso del colore (l’acacia solare, l’arcobaleno, i cumuli grigiastri vaganti nel cielo, i toni smorzati dell’autunno che muore nel dicembre) che giustifica il ricupero di analogie e sinestesie estremamente significative (il letto del pianto, i destini impaniati, l’umil sera). Poesia moderna e matura, ricca di forza e sentimento, una poesia verticale che non indulge alla nostalgia e che vede il ricordo come legame fatale dell’uomo con il fluido del tempo. (Francesco Gallea)

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