La spina e la rosa

di Caterina Garibbo Siri

Prefazione di Nazareno Fabbretti

Postfazione di Liana Millu

10,00

[ 1996 - 130 pagine ]

PRESENTAZIONE Il mare, i pini e gli ulivi, naturalmente le rose con i fiori e le spine, le Alpi Marittime: in questo anfiteatro spira il vento, ma anche quel fluido che unisce la natura e gli uomini, la grande madre e il poeta, Caterina Garibbo Siri, ed è più che naturale che a suggerire la melodia ora intensa ora appena percettibile sia lo Spirito: per la nostra poetessa è sempre il giorno della Pentecoste, anzi la Pentecoste non è un giorno, è una stagione. Chi è quest’uomo fortunato: Tu sei come il mare / e del mare hai il respiro… / Come onde di carne / le tue mani salmastre / mi accarezzano il viso? Ecco dunque un abbraccio che è del mare, della natura, e dell’uomo. Grande il mare, infinito, misterioso, ora in boneccia, ora in burrasca. Così l’uomo. Percepire questa affinità è di un animo sensibile, che lascia al mistero la sua parte, non insiste nelle indagini che non sono di sua pertinenza. Ancora la natura chiamata a testimoniare, non un fatto ma uno stato d’animo, come una beatitudine: “C’era dentro il tuo volto / un brevissimo incanto / come l’alba che nasce”. Anche ”Il silenzio” è un suggerimento di “due monti”, lo “spazio vuoto” tra l’uno e l’altro. Inoltriamoci dunque nella valle e nutriamoci di silenzio. Non manca la sostanza, è come l’anima dell’universo nella quale tutti possiamo comprenderci. Ancora la natura suggerisce l’addio alla vita terrena e l’ultimo sguardo / sarà per il mandorlo / che ha vissuto tante stagioni. / Nel suo tronco contorto, / ferito dal tempo, / il senso della mia vita”. In settembre i pini protendono verso il cielo “le aeree dita” e “le argentee foglie / degli ulivi / sussurrano al vento“. Le linee delle colline sono come disegnate dal vento, i sentimenti assorbono il profumo degli ulivi e dei pini. La liricità di Caterina Garibbo Siri corre sul respiro degli alberi, delle collire, del mare. Anche il mandorlo ha la sua parte, anche il pettirosso; non sono simboli, sono respiri della natura che accarezzano l’anima. Una foglia d’autunno / che non ha visto la primavera / e sta per morire / d’inverno è soltanto un momento di malinconia: quale foglia non ha visto la primavera? Ancora il mare fonte amorosa: Questa rara felicità / che come un’onda / mi avvolge … ci rinvia a Tu sei come il mare. Da sottolineare infine la grande umanità di Ninna nanna partigiana: Per non turbare il vostro sonno / il sole si è nascosto dietro le nuvole. / Solo il vento vi accarezza il viso, / vi scompore i capelli. / Lento e solenne un falco / solca l’aria immota. Il falco? Una immagine simbolo del destino, della libertà conquistata a così caro pezzo, oppure della vittoria che corona il combattimento?            (Aldo Spinardi)

RECENSIONE Caterina Garibbo Siri ha scelto – da sempre – un ‘amica discreta, disponibile, ma anche esigente: la Poesia. L’ha avvicinata nella prima giovinezza, affascinata dalla magia che ne emana, facendone la sua voce segreta, voce del cuore (oggi anche gli scienziati non lo considerano più solo un muscolo cavo, bensì la sede delle emozioni, con un “pensiero” autonomo) e dell’anima, che si pongono a servizio della parola, per diventare espressione soprattutto di amore, con le sue venature di dolore. Nel titolo del libro di poesie di Rina la spina è nominata prima della rosa: avvicinarsi alla poesia non è facile, ci si ferisce alle spine della delusione e dell’aridità, prima di scoprire la rosa dell’intuizione e del canto libero e leggero. Nella vita, poi, le ferite sono molto frequenti, ma a volte sono il prezzo da pagare per conquistare il ‘fiore della gioia e godere del suo colore, del suo profumo, della sua bellezza. Le poesie segnano le tappe della vita dell’autrice: rare – poco Più di una all’anno – dal 1954 al 1972, si interrompono per un lungo periodo, fino all”84, probabilmente quando l’insegnamento, la famiglia, gli impegni politici e di volontariato cancellavano il silenzio, necessario per ascoltare l’Amica, che attendeva paziente il momento opportuno. E intanto Rina insegnava ai suoi allievi l’amore per la poesia e arricchiva le sue esperienze dedicandosi alla politica e fondando e organizzando l’Unitre. Deve essre stato difficile non inaridirsi nel lungo periodo di militanza politica, con i problemi che questa comporta, ma Rina ci è riuscita perché la sua umanità si arricchiva e il suo cuore continuava a godere, soffrire, amare, piangere, ridere. Dopo la lunga pausa ricompare un rivolo che diventa via via più ricco. Mi piace pensare che i versi T’aspetto qui siano rivolti alla Poesia. La poesia è ormai un’assidua compagna dell’autrice che ha avuto la saggezza di chiamarla accanto a sé nel periodo in cui non si è ancora vecchi ma si comincia a sentire l’avanzare incalzante degli anni. I ricordi del passato si fanno sempre più vivi: lo testimoniano le poesie sui genitori e la nonna, e le foto che ricreano un’atmosfera di un’epoca; l’urgere del sentimento si fa voce che si esprime con il ritmo e la musica dei versi. (Anna Isoldi)

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi