Poesie e pensieri agrodolci

di Huguette Comparin

Prefazione di Ambra Noè

8,00

[ 1999 - 56 pagine ]

PREFAZIONE Cara mamma, spesso, al mattino mentre facevamo colazione, mi leggevi la tua ultima poesia (di solito la tua vena era notturna). lo divagavo, mi perdevo in mille pensieri che riguardavano la programmazione della giornata, solo alcune frasi bucavano la mia distrazione. Lo so, tu eri un po’ triste per questa indifferenza. Lo riferivi all’età. Tuttavia la spiegazione è un’altra. Raramente si riesce a cogliere la misura del talento di chi ci sta vìcìao, tutto si stempera nella quotidianità. Davo per scontato che eri brava, mi complimentavo per i premi e i riconoscimenti (meno di quelli che meriti). Non mi fermavo ad analizzare questo impasto di amore misto ad un’intelligenza sottile e bonaria nello stesso tempo, in cui prevaleva quella joie de vivre che è particolare della Terra in cui sei nata, la Provenza, che ti ha COSI plasmata e resa unica in mezzo a noi, permettendoti di affrontare le prove piu dure sino ad una fine ingiusta. Tu eri dinamica eppure lieve, decisa, indecisa, dolce, ambiziosa e per niente. Contraddittoria e affascinante. Massaia controvoglia ma puntuale, anche troppo generosa. Intellettuale curiosa e timida allo stesso tempo. Bada, questo tardivo interesse non nasce dal senso di colpa. Sono semplicemente andata a fondo comprendendo tutte quelle sfumature che solo la sofferenza rivela, perche ora i tuoi pensieri reconditi sono dentro di me, dandomi la possibilità di analizzare, almeno in parte, questa tua opera seria e faceta, suddividendola in gruppi di pensiero, affìnche anche altri possano apprezzare cio che io ho compreso. Spesso ricorre il senso di precarietà, la fragilità dell’esistenza, la piccolezza dell’uomo di fronte all’universo e al proprio destino. A tratti erompe verso il nichilismo assoluto che ricorda il Pirandello di “Quando s’è capito il gioco”, poi ecco sorgere all’improvviso la speranza, laddove si era iniziato con un tono amaro da far presagire il peggio, ecco quel guizzo ottimista che ti caratterizzava, tu così mediterranea. “Due colombi sul davanzale” apre un altro squarcio sulla tua personalità: l’amore per la natura, per gli animali grandi e piccoli, a cui hai dedicato fiabe, il vento, i fiori, il mare soprattutto. Il lato comico del tuo carattere in una serie di brevi poesie alla Trilussa, dense di puntuale e bonaria ironia, piccoli scherzi per pensare senza tormenti. Infine qualcosa di inaspettato: le poesie enigmatiche, ad esempio “Il giocatore di carte” e “Desidero lavarmi i denti” nelle quali le sensazioni profonde riconducono alla necessita di un’esigenza quotidiana, conosciuta, dopo esserci addentrati in un’oscurità profonda col rischio del non ritorno. Il bisogno di sicurezza, di amore, di fiducia, tuo e non solo tuo. Grazie.

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