AL CHIARO DI LUNA, ISLAM UN MONDO DA SCOPRIRE

Al chiaro di luna

Islam, un mondo da scoprire

di Pierluigi Casalino

10,00

[ 2012 - 200 pagine ]

PREAMBOLO Dal secolo scorso ad oggi sono stati pubblicati in Occidente più di 70 mila volumi sulle idee e sul sistema di vita dei popoli del Medio Oriente e delle regioni limitrofe. Sul vasto e ancorché contraddittorio ecumene della umma che nel nome dell’Islam accomuna le genti da Fez a Samarcanda, dai Balcani alla Malesia, all’Africa nera, alla diaspora dell’emigrazione fin nel cuore stesso della Cristianità, sono apparsi solo negli ultimi quarant’anni circa 25 mila tra studi specialistici, commenti ed articoli, quasi uno sforzo inteso a superare la visione eurocentrica ed occidentalistica in genere della Storia e della civiltà. Quasi mai, peraltro, la realtà dell’Islam è stata colta a pieno, tanto che le remote entità del Giappone, della Cina e della Mongolia, della stessa eterogenea India, mondo di per sé non necessariamente separato dall’anima europea, appaiono più vicine e comprensibili. Ancora oggi, in un quadro storico in così rapida mutazione, la difficoltà, tra Islam ed Occidente, del reciproco capirsi è davvero radicale. Non è un caso, ad esempio, che uno dei tratti negativi con cui ci si rivolge all’Islam è costituito dalla tendenza da parte di politici, economisti e commercianti ad evitare la letteratura. Risorgono così presso la pubblica opinione antichi pregiudizi, quando si leggono pagine di saggi ed articoli di specialisti, senza incontrare una sola citazione letteraria o filosofica. Questa tendenza di tipo americano va invertita se si vuole evitare il persistere di malintesi ed errori di valutazione. Qualche anno fa uno studioso elvetico, Marcel Boisard, autore de L’humanisme de l’Islam, prevedeva che sarebbero occorsi decenni all’Occidente per poter comprendere l’Islam e rendeme meno aspre le tentazioni fondamentalistiche, favorendo l’epilogo di una sofferta ricerca secolare tra odio e amore tra due culture così vicine, ma così lontane.
Ci si domanda spesso ed ancora di più leggendo il recente A history oj the Arab Peoples di Albert Hourani (Fa ber & Faber, 1991) se una eventuale conquista araba della Francia avrebbe consentito un maggior sviluppo della civiltà europea e di quella arabo-islamica. Probabilmente no e per una serie non trascurabile di circostanze storiche. Tuttavia, non è assurda la possibilità che al quesito si risponda positivamente. La scelta tra Abdur Rahman e Carlo Martello propendeva certo per il primo. Mentre infatti l’Occidente era ancora alla ricerca di se stesso, la civiltà araba già anticipava le geniali intuizioni del Rinascimento e del sentire noderno. Ma forse l’Islam, in seguito, avendo concesso troppo al peso di tradizioni ormai irrigidite, provava assai più arduo rimuovere le scorie della caducità e intraprendere vie nuove. E in ogni caso l’Occidente non può dimenticare di avere imparato a pensare con Ibn Sina (Avicenna) e Ibn Rushd (Averroé) e persino la cattedrale del Puy, in piena Francia, non sarebbe quella che è senza la moschea di Cordova. Nell’ultimo decennio l’Italia ha perso tre esponenti dell’Islamistica: Umberto Rizzitano, Paolo Minganti e Alessandro Bausani, che hanno contribuito ad illustrare anche in termini divulgativi il mondo arabo-islamico nel nostro Paese. Reportages, articoli e saggi si susseguono, ma si sente ormai l’esigenza di una catalogazione sistematica dello scibile islamico sotto il profilo dottrinale, storico, politico e artistico. Manca in sostanza in Italia una enciclopedia islamica al pari delle esperienze da tempo affermate in molti altri Paesi dell’Occidente europeo, degli Usa, della Russia ecc.
L’iniziativa corrisponde anche ad una molteplicità di interessi non solo culturali, ma soprattutto di viva attualità. L’intera cultura musulmana è composta infatti di tali e tanti apporti convergenti che l’Occidente in essa ritrova gran parte della propria immagine riflessa dopo secoli di distacco.
«Se in grado di meditare è l’uomo jper lui in ogni cosa vi è allora un ammaestramento» (Sufyan Ibn ‘Uyayna)
«Le anime riunite sono più utili di quelle che vivono nell’isolamento e nella solitudine; le moschee sono state costruite perché gli abitanti del quartiere vi si riuniscano … Le moschee del venerdì sono state costruite perché gli abitanti della città vi si riuniscano; è stato imposto il pellegrinaggio alla Mecca perché la maggior parte degli abitanti della Terra, di differenti città e contrade, vi si incontri» (Jalal al Dyn Rumy)
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