ASTERISCHI IMPERIESI

Asterischi imperiesi (1988-2012)

Tra passato e presente lungo il filo rosso della memoria

di Nedo Canetti

Archivio storico di immagini di Mezzera, Vassallo e Canetti

Il libro è stato ampliato con gli articoli fino a tutto il 2015 con il titolo “Imperia la mia città”

15,00

[ 2013 - 526 pagine ]

INTRODUZIONE  Confesso che rimasi piuttosto sorpreso quando parecchio tempo fa mi fu chiesto  se avessi interesse a una pubblicazione che raccogliesse le mie collaborazioni di molti anni a New Magazine. Sorpreso e perplesso. Avevo sempre, infatti, considerato quegli articoli alla stregua di interventi sull’attualità, destinati – come succede normalmente per i quotidiani – al rapido oblio. Non se ne fece niente allora. Non resistetti, invece, al secondo, rinnovato assalto, quello più recente. E fu quando mi presi la briga di rileggere qualcuna di quelle collaborazioni. Decisi, allora, per il sì. Per due motivi. Il primo risponde alla vibrazione delle corde nostalgiche. Ho scorto in quelle note, come una sorta di filo rosso che, tra passato e presente, tra luoghi e figure, tra sogni e ricordi, traccia un certo profilo della nostra Imperia e ne lascia una memoria. Nella mente e nel cuore. Non tutto è transeunte, insomma. Tanto più, per dirla con Pascal, che a volte il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Il secondo motivo è più attualmente intrigante. Gli articoli, le riflessioni sollevano problemi che, alla luce di quanto ci sta attorno, erano aperti al momento dello scritto e lo sono tuttora. Irrisolti. Shakespeare sosteneva che il passato non è che un prologo del futuro. Nel nostro caso, ci troviamo, in verità, sempre al prologo, con il futuro che continua ad allontanarsi come succede a chi naviga verso l’orizzonte. Basterebbe andare per titoli: l’Italcementi, l’ex Sairo, via Parini, il giro dei Galli, il rebus dei porti (ora pesantemente aggrovigliato), l’incompiuta, villa Carpineto, i mercati coperti e il mercato del pesce, il parco pubblico, il depuratore, palazzo Stecca, l’ex Renzetti, il raddoppio della ferrovia, il piano regolatore e quello del lido, i parcheggi di via della Repubblica e di piazza Bensa, la Spianata Borgo Peri e la salita degli Innamorati… Una giaculatoria più che un elenco. Un elenco che disegna un profilo di incompiutezza di una città dall’incerto avvenire. Non ci addentriamo ora, in questa breve nota, in un discorso più che mai aperto e che certo non mancheremo di riprendere nel futuro. Forse lo tengono già aperto, se li si scorre con attenzione, gli stessi articoli qui raccolti e da essi si può trarre nuova linfa per un dibattito che ci interessa tutti, profondamente. I lettori giudicheranno se è valsa la pena di intraprendere questo cimento letterario. Per quanto mi riguarda, l’ho fatto con l’amore di sempre per la mia città. A volte ho scavato negli anfratti della memoria, in altre occasioni ho cercato di riavvolgere il filo del tempo… Imperia com’ era. Seguendo antiche, profonde tracce affettive forse ho disegnato Imperia con il cuore più che con la memoria. Ho cercato anche di capire come potrà essere. Ho fatto mie le parole che una cara amica scrittrice, Gina Lagorio, che diventò quasi nostra concittadina, dedicò al nostro lembo di Liguria. La terra – scriveva – che ci ha nutrito con i suoi umori, i suoi sapori diventa sangue della nostra vita e, se siamo capaci di comunicare agli altri, diventa anche parola. Chissà se ci sono riuscito
(marzo 2013)

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