Sbarramento difensivo del Colle di Nava

di Francesco Armando Roncallo

[ 2003 - 36 pagine ]

PREMESSA «Sul Colle di Nava, vicino alle stelle, le cose son belle, le cose son belle…» iniziava così una dolce canzone di molti anni fa. Ed era vero, in particolare per molti ragazzi che, come me, passavano ogni estate almeno un mese nella quiete della verde valle che dal colle scende a Ponte di Nava: scivolate sullo slittino lungo i pendii erbosi, scorribande in bicicletta, passeggiate nei boschi, passeggiate ai Forti… Forti che avevano dato il nome alla località. La vista di quelle costruzioni aveva un fascino misterioso e suscitava in noi ragazzi una curiosità tutta particolare. Specialmente il Forte Centrale, il più vicino alla zona abitata, attraversato dalla strada statale n. 28 che da Imperia arriva in Piemonte. Negli anni ’30 c’erano i soldati, i ponti levatoi erano ancora quelli originali in legno e con catene di sollevamento. I soldati non solo impedivano l’ingresso all’interno del forte ma anche la sosta durante l’attraversamento. Le macchine che allora percorrevano la strada – di larghezza ridotta e con curve molto strette – non erano molte. Tuttavia, ogni tanto, qualche camion urtava, in entrata o in uscita dal forte, bloccando nei due sensi il traffico che poi veniva ripristinato grazie all’intervento dei soldati. Ora tutto è cambiato. La strada da molti anni è stata spostata lateralmente all’esterno del forte. La vecchia strada può essere ancora percorsa ma solo per il traffico locale. Successivamente anche i ponti levatoi, ormai pericolanti, sono stati sostituiti con ponti in ferro. Resta qualche traccia delle attrezzature di sollevamento. Il forte, privo ormai di qualsiasi interesse militare, è stato ceduto dal ministero della Difesa all’amministrazione comunale di Pornassio che, con lodevole iniziativa, lo ha aperto al pubblico e conta di utilizzarlo in parte come Museo della Resistenza riservando uno spazio alla storia degli Alpini.
Purtroppo l’usura del tempo, l’assenza per molti anni di qualsiasi forma di manutenzione, qualche vandalismo non lo hanno risparmiato da un notevole degrado. Tuttavia, anche nelle condizioni attuali, la visita al forte riveste comunque interesse e curiosità. Queste opere militari costituiscono sempre una preziosa testimonianza, non solo dell’architettura difensiva dell’epoca, ma anche della nostra storia, e devono essere valorizzate e guardate con attenzione e rispetto. Esse fanno parte del patrimonio spirituale e culturale del nostro popolo e tramandano memorie e valori che partono dall’unificazione del regno e dalla costituzione dell’esercito nazionale. I popoli che salvano le tradizioni non tramontano. La polvere del tempo si è posata su queste costruzioni, ma non si può dimenticare che, per molti anni dal loro completamento, uomini come noi vi hanno operato e vissuto in condizioni di disagio e sacrificio, portandosi dietro la nostalgia di una stagione della propria vita e la consapevolezza di aver compiuto il proprio dovere al servizio della Patria. (F.A. Roncallo)

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