I Sporteghi

I Portici di Oneglia

di Maria Marvaldi

Prefazione di Alessandro Natta

Immagini storiche di Franco Amirante

8,00

[ 1998 - ristampa 2011 - 72 pagine ]

Le parole di presentazione di un autorevole personaggio imperiese come Alessandro Natta impreziosiscono e illustrano con simpatia il libro di Maria Marvaldi, una deliziosa pubblicazione su un’Oneglia che non c’è più. L’autrice, una vivace e giovane signora ultranovantenne, maestra per 41 anni da quando Oneglia era Oneglia e Porto Maurizio era Porto, fa rivivere, passando in rassegna le botteghe e le attività commerciali sotto i Portici di Oneglia, la vita di una comunità, da quando nel 1910 apparve la prima illuminazione a luce elettrica all’apertura della filiale imperiese della genovesissima Banca Passadore, ultimo gioiello degli amatissimi Sporteghi. Insegne di negozi, uomini, donne coi loro nomi e soprannomi, mestieri e usanze scomparse si affollano nella prodigiosa memoria della Marvaldi che con un pizzico di nostalgia, ma non troppa, ci fa sentire il pulsare della vita onegliese negli anni, arricchita di precisi riferimenti storici: la crisi economica del 1932-’35 che sfociò nella guerra di Etiopia, l’oro alla patria nel 1935, e la figura di un sacerdote dall’aspetto dimesso e curvo: il santo Don Abbo, un onegliese da non dimenticare, morto nei bombardamenti dell’ultima guerra, presente nei ricordi della Marvaldi mentre con passo furtivo andava a comprare le caramelle d’orzo per i suoi amici carcerati con la tosse. (Anna Maria Larcher, New Mag 1998)

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