Il buon senso negli scacchi

di Emanuel Lasker

Traduzione di Roberto Bianchin

In copertina, Emanuel Lasker da giovane

10,00

[ 1995 - 64 pagine ]

EMANUEL LASKER,  dal giorno in cui vinse il campionato del mondo, battendo Steinitz nel 1894 e fino a quando venne sconfitto da Capablanca nel 1921, regnò come l’indiscusso genio scacchistico del mondo. Anche se, sicuramente, il suo eccezionale talento non può essere trasmesso, i principi basilari su cui la sua maestria si basava sono esposti sinteticamente, ma con grande chiarezza nel suo Il buon senso negli scacchi, per il piacere di tutti gli amanti degli scacchi. Lasker non considerava gli scacchi come un gioco e neppure come una scienza o un’arte, ma come la più elettrizzante battaglia, quella fra due menti. Una guerra in cui i pezzi rappresentano gli opposti eserciti e le menti dei giocatori rappresentano i generali che si fronteggiano.

NE IL BUON SENSO NEGLI SCACCHI, basato su una serie di lezioni che il campione fece ad un gruppo di giocatori londinesi, Lasker spiega i tre tipi di mossa che potevano effettuarsi: di sviluppo, di attacco e di difesa. Egli guida il lettore a sviluppare il proprio individuale stile di gioco attraverso l’uso dei principi del buon senso piuttosto che memorizzando una serie di mosse, una dopo l’altra. Dopo aver espresso i principi basilari dell’apertura nel corso della prima lezione, Lasker li illustra esaminando varie aperture (“Ruy Lopez”, “Gambetto Evans”, “Gambetto di Re” e “Difesa Francese”), indicando, a seguito di logiche analisi, i vantaggi e gli svantaggi di una ampia varietà di varianti. Quindi egli descrive l’attacco, con partite di Morphy, Anderssen, Steinitz e Tarrasch, e con una delle sue partite contro Blackburne, illustrandone i principi che ne sono caratteristici. La nona lezione sviluppa i principi della difesa, mentre le lezioni 10-12 sono dedicate alla strategia del finale. Queste lezioni erano state preparate per giocatori di scacchi, le regole basilari del gioco sono date per scontate; l’impostazione delle stesse, che appunto fanno appello al buon senso dei lettori, rendono il testo utile a tutti, principianti ed esperti.

ROBERTO BIANCHIN, studioso del gioco degli scacchi e valente giocatore, ha tradotto per conto del Circolo Scacchistico Imperiese l’edizione corretta del testo originale, datata 1917, e pubblicata nel 1965 dalla “Dover Publications Inc.”.

PREFAZIONE DELL’AUTORE LASKER Quello che segue è un estratto di dodici lezioni tenute difronte a un gruppo di scacchisti londinesi durante la primavera del 1895. Può essere considerato come un tentativo di trattare di tutte le parti di una partita a scacchi dal punto di vista dei principi generali. l principi esposti sono dedotti da considerazioni relative alla natura degli scacchi come battaglia fra due cervelli, e la loro elaborazione è basata su semplici fatti. La loro elaborazione pratica è stata illustrata da posizioni adatte a tale proposito e che compaiono spesso nella pratica di gioco. Il mio scopo era riassumere le differenti regole il più possibile, pur mantenendo la massima chiarezza. Tutte quante, ve ne renderete conto voi stessi, hanno qualche cosa in comune, quindi non sarebbe stato difficile ridurre il loro numero ulteriormente; avrebbero potuto essere sintetizzate in un solo principio generale che può essere considerato la base non solo della teoria degli scacchi, ma anche di ogni tipo di battaglia. Il principio generale è sufficientemente espresso in questo testo, ma è così generale nella sua concezione ed è tale la difficoltà di esprimere appieno il suo significato, di per sé così complesso, che ho deciso di non avventurarmi in tale impresa, rimandandola ad una mia futura opera, cui la presente vorrebbe preparare il percorso (si riferisce al ìLaskers manual of chess”, ndt); in cui io spero di essere in grado di illustrare compiutamente il significato di tale principio e la sua capacità di mostrare i fatti e le relazioni che li legano. Perciò ho anche omesso la discussione di alcuni argomenti principali da me trattati, come, per esempio, il modo corretto di manovrare il re oppure il modo corretto di procedere ai cambi di pezzi. Le partite e le posizioni esaminate in questo libro non sono molte, ma sono state selezionate con cura: io consiglio ai lettori di non limitarsi alla lettura degli argomenti trattati, ma di studiarli e di elaborarli. Le regole da me dedotte sono, credo, molto plausibili e ciò è per non confondere lo studioso che ne vedrà il significato in una luce più chiara se, armato di un ragionevole scetticismo, tenterà di esaminare gli argomenti da me addotti come prova. In relazione alle analisi delle partite o dei sistemi di apertura, ho cercato di giungere subito al punto focale della questione. Tali analisi non sono abbondanti, ma credo che siano affidabili. Ho abbandonato il metodo di enumerare tutte le varianti ritenute possibili o probabili, per prendere in considerazione solamente le varianti principali ed i principi generali. La dizione e lo stile sono quelli di una conferenza. Rendendomi conto di non essere stato in grado di spiegare gli argomenti quanto avrei desiderato fare, prego il lettore di giudicare quest’opera con clemenza. Colgo l’occasione per ringraziare di cuore il Prof Villin Marmery per l’assistenza fomitami nella verifica delle analisi.

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