Il fatto delittuoso Antropologia criminale Delinquenza allo specchio

di Bruno Bisio

Copertina di Maria Grazia Azucena Rossi

15,00

[ 2016 - 442 pagine ]

BIOLOGIA, PSICOLOGIA E SOCIOLOGIA NELLO SVILUPPO DELITTUOSO Il delitto deve d’ora innanzi considerarsi come uno degli aspetti, il più enigmatico e complesso forse, della persona umana e della sua costituzione psicosomatica e delle sue cause e condizioni genetiche, un aspetto di questo composto indivisibile e accidentalmente dissociabile; individuale ed irripetibile, di carne e di spirito, o meglio di tessuti, d’umori e di coscienza, come si esprime Alexis Carrel. Questo composto esiste e consiste con altri composti simili, con i quali entra in rapporti obbligati di vita comune, ed inoltre esso deve adattarsi continuamente a variare quindi in rapporto e stimoli che continuamente riceve dall’universo cosmico con cui è pure in comunione obbligata. Dunque dietro il delitto è tutta la persona dell’individuo che l’ha commesso con i suoi fattori genetici ed i suoi motivi di comportamento. Il comportamento criminale, come il delitto stesso, implica sempre fattori endogeni e socio-mesogenici, non dissociabili; pertanto non è dal delitto o dal delitto solo che si deve partire per giudicare l’uomo criminale e per punirlo; così come fanno ancora, nella maggioranza dei casi, magistratura e giuristi, conformemente alle leggi scritte, alle tradizioni, ai costumi, alla morale sociale, tanto relativa e cangiante. Ma è pertanto dallo studio scientifico della persona totale e della personalità biopsicologica del delinquente che bisogna giudicare la sua azione criminosa. Per quanto i fattori sociologici e sociopsicologici esogeni e mesogenici possano avere, specie in certe epoche dell’umanità come nell’attuale, un valore criminogeno che per alcuni è causale ed essenziale e sufficiente, tuttavia essi agiscono solo quando esiste un terreno organico, soprattutto endocrino-cerebrale, preparato dall’eredità e che egli ricorda sotto il nome di diatesi amorale delinquenziale. Solo forse la diencefalosi criminogena, quando esiste, può essere causa sufficiente, almeno in certi soggetti, di un delitto; e soprattutto la sfera dell’egoismo istintivo animale è sottratta, liberata, dal controllo della sfera cosciente e razionale (Di Tullio). Se è vero che nella nostra anima profonda e paleopsichica esiste una folla di tendenze con egoismo biologico preponderante, esistono pure potenze spirituali insospettate, subconscie o inconsce, che sono la miniera preziosa
degli slanci della nostra intuizione, del nostro pensiero creatore, della nostra volontà di elevazione, della nostra possibilità di comunione armoniosa interumana e cosmico-biologica, per cui non si crede all’esistenza di un atavismo criminale, anche quando si possa riconoscere l’esistenza, in certi rari tipi criminali,  di una diatesi amorale grave, di una malvagità costituzionale e di un egoismo brutale assoluto.

DELLO STESSO AUTORE Ragioni d’amore – Cei,1997; Il Solare il Notturno – Cei, 1999; Ami lunari – Cei, 2000; Memorie di pianeta – Cei, 2002;  Raccontarsi in bianco e nero – Cei, 2003; Noi tra solitudine e comunicazione/Attori del comportamento sociale/Sulle orme di Caino – Cei, dicembre 2014; I giorni dell’agguato/Animi violenti/Noi tra devianza e crimini – Cei, aprile 2015; Individuo e società/Vivere insieme/La società si defende – Cei, ottobre 2015

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