Il minestrone

Briciole di saggezza popolare di un Dolcedese doc

di Emilio Berta e di Maria Jose Berta

15,00

[ 2012 - 270 pagine ]

PRESENTAZIONE Una voce prepotente mi ha invogliato a mettere un poco di ordine in quello che definisco il testamento spirituale di mio papà. La sua raccolta di massime, di modi di dire, raccolti nell’arco di una vita non può, né deve, andare perduta: è troppo importante e non solo per me. Inutile cercare nel libro un ordine logico o tematico. La vita è un continuo susseguirsi di attimi ora allegri, ora tristi e le osservazioni proposte, che possono sembrare apparentemente contraddittorie, fissano di volta in volta gli stati d’animo del momento. Non si tratta dunque di un libro da leggere tutto d’un fiato, ma piuttosto da tenere a portata di mano, da aprire ogni tanto e sul quale meditare. Chi mi ha dato la forza di continuare a scrivere queste pagine, nonostante non mi sia mai cimentata nella scrittura, è stato il bisogno di mantenere vivo il ricordo di coloro ai quali ho voluto bene pur senza dimostrarlo apertamente per una forma di falso pudore o, più semplicemente, per l’incapacità di dialogare a cuore aperto. Questo lavoro non è che una forma di riconoscenza filiale. (Maria Jose Berta)

LA PRIMA PAGINA

1. Gli amici non si cercano: si trovano.
Sarà vero? Cercare gli amici è come andare a funghi: cammini, cammini e dei funghi nemmeno l’ombra. All’improvviso, quando ormai pensi di aver vagato inutilmente, eccone uno: grande, sodo, un esemplare magnifico. Allora ti prende la smania. Corri, salti su e giù, spossato e non trovi altro. Gli amici forse, anzi sicuramente ci sono, ma spesso non li riconosci come tali. Gli amici sono discreti, non si mettono in mostra. Cerchi di fare un bilancio della tua vita: quanti amici hai incontrato? Cerchi di stilare un elenco: all’inizio i nomi vengono giù uno dopo l’altro, poi ci ripensi e incominci a cancellarne qualcuno. Alla fine poi non te ne rimangono che un paio. Ti assale il dubbio: magari hai cancellato quelli veri, magari hai dimenticato nell’elenco proprio quelli che non avresti dovuto dimenticare. Meglio non rischiare! In fondo la vita è lunga. Gli amici vanno e vengono, la vita continua, i giorni si susseguono ora allegri, ora tristi, ora monotoni finché qualcosa non li interrompe.
2. È più facile per un uomo vincere su un campo di battaglia che riconoscere i propri torti.
È una massima che ho sentito più di una volta da quando ero bambina. Allora forse per me sembrava ovvia, ma ora medito con maggiore attenzione sul significato di torto. Ci sono dei torti evidenti e allora, seppure con fatica, possono essere riconosciuti e ammessi, ma ci sono anche e soprattutto piccoli torti, obiettivamente tali, ma visti e vissuti come grandi torti da chi li ha subiti. Sono i torti quotidiani, sono le omissioni di gesti, di parole, di piccole attenzioni che avrebbero potuto cambiare una vita. Un semplice grazie, un ti voglio bene possono essere sorgente di vita. Sentimenti repressi o almeno non esternati che fanno la differenza. Che cosa si nasconde dietro questi comportamenti? Timidezza, insicurezza o semplicemente il timore di sembrare banali? E che cosa è la banalità? È solo dire cose ovvie? E allora perché non dirle o non ribadirle? Come è complicato l’animo umano, pieno di contraddizioni e come è difficile essere semplici!

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