Lenga de tera

Il linguaggio del Ponente di Liguria

di Costanzo Luigi Oliva (Luì Cerìn)

Illustrazioni di Libereso Guglielmi

Grafica di copertina di Andrea Novaro

12,00

[ 1999 - 140 pagine ]

DALL’INTRODUZIONE DELL’AUTORE Il Ponente di Liguria è tutto su una vecchia strada romana, che si inarca a gàlibo de mà, chiamata via Aurelia; il rimanente della Liguria è pietra, boschi e acqua di mare. Che cosa sia veramente la civiltà, non si sa. È un principio primo, dunque indimostrabile! L’unica cosa certa riguardo alla civiltà è che ci ha messo secoli e secoli a penetrare e a stabilirsi in posti selvaggi come quelli del Ponente. Il Ponente l’ha cesellato l’uomo; Dio ha fornito solo la materia prima. Una materia prima piuttosto economica: scianazoe, scaglie, rundui, prée, bauzi, scoggi, insomma tutte le varietà di pietre. E abbondante acqua di mare. Dio ha fatto alla Liguria un bel regalo: la mancanza di malaria. L’uomo ha ricoperto i monti di boschi, di castagni, le colline di ulivi, sulle scogliere contorti vigneti si specchiano sul mare. Imponenti castagni suppliscono all’ulivo, all’albero della fame. L’ulivo ponentino, imponente come il castagno, con il suo colore cinerino sa di pietra, ha aspetto fossile, sembra pietra come le foglie; il frutto è piccolo come una pietruzza, non è il pingue frutto dell’ulivo meridionale. La vite (che sembra sofferente e rattrappita) cresce come una regina tra balzi e sassi e le uve forniscono vino che ha il profumo delle piante sempre verdi e la forza della pietra. Un vinello da poco, ma ti ammalia e … poi ti stordisce…  (C. L. Oliva)

DELLO STESSO AUTORE Lenga de ma’ (Il linguaggio del mare) – Cei, 1998

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