Mosaico

Pensieri e frammenti di vita

di Elia Lupi

10,00

[ 2015 - 76 pagine ]

LA BIODIVERSITÀ È BENESSERE PER TUTTI.

Dopo aver vissuto parte della mia vita in campagna, mi sono trasferita in città e abito in un alloggio dove mi sentirei prigioniera se non avessi la fortuna di possedere un giardino che mi permette di giocare con la terra. Vi crescono ormai da tempo alcune piante officinali che sono quelle che amo di più, sia per le tisane salutari che se ne possono ricavare, sia per un loro utilizzo in cucina. Cinto da siepi di edera e passiflora e ombreggiato da un pino d’Aleppo, il mio angolo di natura mi offre in primavera il sorriso di rose, gerani e di un gelsomino giallo, ma sono le mie umili piante di salvia, rosmarino, lavanda e origano, le semplici come un tempo le chiamavano, e le mie (ahimè) poche conoscenze sulle loro caratteristiche botaniche che mi rendono fiera. Mi piacerebbe vivere al meglio il contatto con la natura e quando posso lo vado a cercare. Naturalmente prediligo il periodo primavera/ estate/ primo autunno, anche se la nostra flora offre varietà pure nella stagione invernale. Una volta mi sono spinta fino alle falde del Monte Ceppo tra la valle Argentina e la valle Nervia e ho avuto l’opportunità di osservare una inaspettata gamma di fiori, molti dei quali si trovano anche in collina, insieme al piacere di vedere da vicino alcune decantate piante guaritrici. Tra arbusti di ogni tipo ho trovato il giallo intenso dell’arnica montana, la margherita dall’odore aromatico e dal sapore amaro, considerata dalla tradizione popolare e poi dalla farmacologia rimedio primario contro contusioni e distorsioni (le popolazioni dell’Alta Savoia l’adoperavano anche come tabacco da pipa, ma si dice che un po’ di tintura d’arnica tolga il vizio al più incallito fumatore), il caglio zolfino dai piccoli fiori gialli utilizzato anticamente per fare cagliare il latte, la genziana maggiore dallo stelo lungo e dalla radice apprezzata per le proprietà medicinali, l’iperico dalla delicata infiorescenza (da bambina ne facevo grandi mazzi che mia madre metteva a seccare all’ombra); l’imponente verbasco dalle foglie vellutate e il fiore a spiga, anch’esso ricco di specialità salutari (già Ippocrate ne conosceva i benefici sull’apparato respiratorio) e poi primule, margheritine, ranuncoli e fragole… Ho ammirato il bianco e sempre più raro giglio di Monte, le distese blu di genzianelle e quelle rosate di timo. Non è possibile esaurire, se non con la frequentazione costante, la variegata ricchezza delle nostre fioriture che la felice esposizione del territorio della provincia imperiese ci rende disponibile. Qui la flora alpina si confonde con quella mediterranea, dando vita ad azzurri tappeti di lavanda dal persistente profumo e a macchie di ginestre che colorano terreni incolti, abbandonati.

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