IL PECCATO DI BOINE 100 ANNI DOPO

Il Peccato di Boine cento anni dopo

Versione teatrale da Il Peccato: Non c’era il vero nella verità

Brani scelti dal Carteggio di Boine 1909/1914

di Leonardo Guasco

10,00

[ 2014 - 154 pagine ]

Il Peccato è l’opera più conosciuta di Giovanni Boine nella quale si ritrova la complessità del periodo storico ma anche quella tormentata dello scrittore ligure. La versione teatrale segna il ricongiungimento fra coscienza e inconscio nel confronto tra fede e ragione.

PREAMBOLO

Quando nel dicembre del 1909 lascia Milano per stabilirsi a Porto Maurizio, Boine ha solo 22 anni, ma idee e temperamento risultano tali da suscitare diffidenza nella gente del luogo, che lo vede con sospetto, e anche con dichiarata ostilità. Vasta cultura, già parte attiva nel gruppo dei modernisti lombardi1; alla collaborazione con La Riviera ligure, Il piccone, La lima, l’attività del riordino della biblioteca locale, l’organizzazione di conferenze (Prezzolini, Salvemini, Jacini) fa seguito la frequentazione di… gente di nessun conto (i quattro amici di qui), la relazione tempestosa con Maria Gorlero, una donna semplice, vedova, e con una figlia, che si concluderà soltanto poco prima della morte, la parentesi del rapporto con Sibilla Aleramo e soprattutto… la solitudine. L’opera Il peccato, sulla quale si sofferma la presente elaborazione, assieme ai contenuti presenti in altri scritti e nell’epistolario, pubblicata, nella stesura definitiva, nel 1914, su La Riviera ligure, rappresenta una sintesi della sua esperienza esistenziale, e il pensiero in merito alla cultura e allo spirito del tempo, unitamente alla manifestazione di una sopraggiunta, ancorché momentanea, serenità, fatta anche di sottile umorismo: aspetti che raramente possiamo trovare nelle riflessioni precedenti. La rappresentazione comincia con la lettura, fuori scena, del brano A tagliare gli ormeggi (la continuazione verrà letta alla fine), composto poco prima della morte, per passare alla vicenda narrata nel libro, e si conclude con l’immagine finale del racconto stesso: una paranza… che il maestrale ha questa notte strappata dal porto e sballotta… fuor delle tue aperte finestre a guardare. Raffigurazione eloquente dell’inconscio, ma anche di una consapevolezza dolorosa, che consente la liberazione solo per attimi, frammenti, illuminazioni.La frase Non c’era il vero nella verità, capace di riassumere tale percorso di trasformazione e presa di coscienza, è scelta come titolo per una rappresentazione, che si propone di ricostruire anche l’atmosfera di un momento storico, del quale siamo parzialmente ancora coinvolti e partecipi. I brani scelti dal Peccato (un’opera che risulterebbe improprio definire romanzo) 3 sono stati inseriti con minime variazioni rispetto alla sequenza presente nel libro, seguendo un filo conduttore che si presenta oggi più chiaro alla nostra coscienza: quello dell’itinerario individuativo (presente nella immaginazione attiva di Boine), in cui i processi della psiche vengono registrati in tutti i loro passaggi, al rapporto tra psicologia a religione, e all’analisi dell’inconscio, che ci permette di decifrare il perché di una lacerazione così profonda. Centrale sarà la figura di Suor Maria; ingenuamente manipolatoria, poiché desiderosa di uscire dal convento (è orfana, non ha nessuno fuori); sullo sfondo quello della madre, figure emblematiche di una soggettività femminile che si pone in bilico fra istanze di liberazione e affermazione di un nuovo potere. L’assenza del padre, che è morto, sembra riflettere un aspetto dell’inconscio collettivo, che pone in secondo piano lo stesso carattere maschile; la denuncia di tale assenza troverà una espressione chiara nel capitolo il tormento

PERSONAGGI DELLA VERSIONE TEATRALE

Boine 1: Il lato umano, sensibile, a tratti dolce, del carattere dello scrittore, con incrinature nella voce, di sentimentalismo eccessivo, ma intenso, disperatamente intraducibile; anche sgradevole, nei modi, imperfetta (camp), ma vivacemente espressiva.

Boine 2: Il lato duro, coriaceo, al limite dell’esaltazione e del fanatismo; vitalistico, irrazionale, a tratti inquietante.

Il narratore: Rassicurante, calmo, descrittivo, rappresenta il lato impersonale, l’obiettività, l’equilibrio, il dominio di sé.

Suor Maria: Attraente; seducente e ingenua, vittima di manipolazioni e a sua volta, inconsapevolmente, manipolatoria. Troppo giovane per esprimere la maturità necessaria ad affrontare problematiche esistenziali complesse, si affida alle regole del sentire comune, conformandosi all’opinione prevalente nella società del tempo. Il suo carattere lascia intendere una presa di coscienza negli anni a venire.

La madre: Austera, senza accento nella voce, partecipe della morale repressiva ottocentesca, vive il contrasto con il mondo nuovo, e il cambiamento in atto nelle concezioni in merito alla vita religiosa, soprattutto nelle ripercussioni sull’etica civile.

Altri personaggi (l’anarchico, il paglietta, il floscio, il santo, la madre, il padre, ecc) sono inseriti, fugacemente, anche negli aspetti caricaturali, sottolineati da Boine, con uno stile espressionista.

Le scene Saranno rappresentate con la presenza del minimo indispensabile (un tavolo con sedie, una libreria, un letto, una parete con porta e finestra, un armonium); i costumi saranno quelli del tempo, mentre per gli sfondi, su un grande schermo, si adopereranno cartoline d’epoca, elaborate secondo la necessità, così da simulare gli effetti in relazione al giorno e alla notte. Solo in alcuni momenti si adopereranno immagini a colori, di oggi. (Leonardo Guasco)

DELLO STESSO AUTORE Via Crucis – Cei, 2011; Poesie – Cei, 2015

 

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