VIA CRUCIS

Via Crucis

Archetipo della vita impossibile

di Leonardo Guasco

In copertina, William Blake, “Cristo sul pinnacolo del Tempio”

16,00

[ 2011 - 300 pagine ]

PREFAZIONE La contestazione del pensiero cristiano si manifesta regolarmente, nella storia della civiltà occidentale, con differenti motivazioni, fino alle odierne tendenze connotate in senso scientista, e non è un caso che il termine paradosso sia sovente adoperato come veicolo di protezione da coloro che vi si avvicinano con assai scarsa cognizione. Dobbiamo, infatti, riconoscere che, contrariamente a ciò che avviene nelle altre religioni, l’identità cristiana pone di fronte a dilemmi di non facile soluzione, tanto che nel mondo dei filosofi tale linea di condotta è stata definita anche come impossibile e addirittura invivibile (Schopenhauer). Gli adattamenti, e anche gli addomesticamenti, si presentano inevitabilmente nelle forme che conosciamo, attraverso le testimonianze delle innumerevoli personalità che si sono confrontate con la ricchezza e la vastità dei temi evangelici e soprattutto nelle vite dei Santi. I temi predominanti, sovente inconciliabili, sono generalmente rappresentati dall’immagine della croce (quindi dalla sofferenza) e da quella della resurrezione (quindi della gioia), ma chi potrebbe esimersi dal soffrire con e per l’altro, oggi come ieri, in un mondo in cui le ingiustizie e la sofferenza umana sollecitano risposte concrete e sempre più pressanti? Che cosa significa, in special modo, per coloro che oggi professano la fede cristiana, portare la croce? San Leonardo da Porto Maurizio fu attratto in modo particolare dal tema della passione di Gesù Cristo, dalla liturgia composta dalle tappe del percorso doloroso verso il Calvario chiamata Via Crucis, definendola: «La regina di tutte le devozioni… la più pia, la più santa, la più eccellente». L’esemplarità costituita dalla figura di Gesù Cristo Redentore non prevede tuttavia alcuna equiparazione, avendo egli sofferto e vissuto la propria morte per riscattare l’intera Umanità dal peccato; il principio prevalente nella Via Crucis risulta invece inequivocabilmente quello dell’imitazione di Cristo nella sofferenza, anche sulla base di una estetica del dolore cui non mancano implicazioni ambigue. Per tale ragione le modifiche alla tradizionale Via Crucis, apportate durante il pontificato di Giovanni Paolo II, e ancora poco adottate in linea generale, risultano molto significative sul piano teologico. Sul piano simbolico (significato da cui l’essere umano è agito) possiamo supporre che, attraverso la sistematizzazione avvenuta su larga scala, il Santo abbia voluto portare in superficie e allo scoperto un percorso personale sotterraneo, doloroso all’origine… qualcosa che rimanda alla ormai quasi impopolare parola inconscio. (Leonardo Guasco)

Le 14 stazioni della passione di Cristo furono introdotte nella liturgia cattalica nel 1731, sotto il pontificato di Benedetto XIV, ad opera del francescano missionario Leonardo da Porto Maurizio.

DELLO STESSO AUTORE  Il Peccato di Boine 100 anni dopo – Cei, 2014; Poesie – Cei, 2015

 

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