lagorio controcanto… Dal Piemonte Gina Lagorio ha derivato il suo profondo attaccamento alla terra d’origine, alla famiglia, e quel senso di concretezza immediata nel giudicare gli uomini e anche le vicende della storia. Altro segno di identificazione l’amore per la lettura, la passione per gli studi: tutte cose che, arrivata in Liguria, avrà modo di rafforzare e approfondire. Vale la pena di notare che la Lagorio ha seguito una strada convergente e contrapposta con quella degli intellettuali liguri del Ponente. Di solito i giovani andavano a studiare a Torino e a Torino trovavano il terreno adatto per perfezionare le loro aspirazioni culturali. Con la Lagorio succede il contrario, è una piemontese che va in Liguria per completare l’itinerario della sua intelligenza cominciato a Torino. La Liguria ha avuto perciò sul cuore,sulla intelligenza della donna e della scrittrice una grande e insostituibile importanza. È a Savona che incontra il marito, un uomo più che attento alla storia del nostro paese, che le insegnerà a vedere e a giudicare il mondo da un punto diverso, strettamente dipendente dalla sua coscienza civile. L’apporto della Liguria non si ferma qui, per questa giovane piemontese ardimentosa e irrequieta, la letteratura restando la parte più alta e più congeniale delle sue ambizioni. Parlo del suo prezioso e felice incontro con due scrittori, Camillo Sbarbaro e Angelo Barile. La Lagorio riesce ad inserirsi molto bene nel rapporto tra questi due scrittori così diversi fra di loro e tuttavia cosi legati da un sincero e puro amore per la poesia. Sbarbaro era il maestro, il Virgilio di quel minuscolo consorzio di due amici, e  Barile il discepolo che avrebbe dedicato gran parte della sua vita a difendere ed esaltare l’opera del maestro che peraltro ha sempre rifiutato questo titolo. In un certo senso la Lagorio media fra la scabrosità e la segretezza spirituale di Sbarbaro e le generose aperture di Barile. È sotto la guida di questi due spiriti che prende coscienza dei suoi mezzi e può dedicarsi alla vera carriera che aveva sempre sognata, tradurre in parole, in racconti e in critica la sua ricca partecipazione. Questo è stato il vero momento capitale che l’avrebbe portata a contemperare dentro di sé la memoria delle origini, la sua passione civile e il gusto della invenzione. È con questo bagaglio, con i frutti di questa scuola ligure così appartata e scrupolosa che Gina Lagorio diventa narratrice e entra a vele spiegate nel mare della nostra recente narrativa.  Col passare degli anni la Lagorio fa il suo ritorno alle origini, e si fa storica della sua terra, visitatrice di personaggi e di mondi sepolti nella polvere e nell’ombra delle biblioteche. Tornando a Cherasco, la sua fantasia si accende, guarda i palazzi della sua città, sente il bisogno di farli rivivere con i loro personaggi storici, con le loro passioni e con i loro destini. È un momento che non esclude e neppure cancella la sua passione civile, di qui le sue prese di posizioni, i suoi interventi che, se possono apparire a volte ingenui, in realtà denunciano un ardore giovanile e una fede nel riscatto dell’uomo. Penso che chi l’ha vista nascere e crescere come scrittrice all’ombra di due preziosi maestri come Sbarbaro e Barile non consideri chiusa la sua storia singolare e resti in attesa di altre prove, di altri risultati che inevitabilmente saranno il seguito di una storia che ha avuto diversi sviluppi e sempre in senso positivo. La Lagorio – ne siamo certi – combatterà fino all’ultimo la sua battaglia. [Carlo Bo,1995]

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