Nei secoli passati, la vita degli operai di tutto il mondo era oltremodo grama e la povertà, unita all’analfabetismo, la faceva da padrona. Non esisteva la Cassa Mutua e non esistevano i sindacati; l’unica forma di assistenza era esercitata da enti benefici o era affidata alle cure di persone caritatevoli. Se un operaio, disgraziatamente si ammalava, la rovina si abbatteva sulla sua famiglia poiché, oltre ad essere sprovvisto dei mezzi economici necessari per curarsi, nella maggior parte dei casi, quando la malattia si protraeva, il poveretto veniva licenziato dal lavoro e nella sua famiglia si soffriva la fame più nera. Con lo sviluppo crescente dell’industrializzazione, il mondo operaio crebbe di numero e, sempre più impellente, sentì la necessità di aggregazione. Verso la metà dell’Ottocento, nei Paesi più progrediti, dove i lavoratori dell’industria e delle miniere costituivano la stragrande maggioranza del popolo, cominciarono a formarsi le prime associazioni sindacali (Parigi, Chambre Syndicale, 1867; Inghilterra, Internacional Marking Mens Association, 1864; New York, United Mine Workers of America, 1886). Tuttavia, in Italia, tutti questi movimenti, che formavano l’embrione del sindacato, avrebbero visto la luce quasi un secolo dopo, a ‘900 inoltrato (1919/1920). Ma la necessità di aggregazione degli operai cresceva sempre più e fu così che nelle città di Milano, Torino, Genova e Biella nacque la Società Operaia di Mutuo Soccorso, avente lo scopo di portare aiuto alle famiglie di operai malati o invalidi e, soprattutto, favorirne la scolarizzazione. La piccola Porto Maurizio non stette certamente a guardare e, nel 1851, alcuni portorini, reduci dalle battaglie combattute per la Patria, si riunirono nel Caffè degli Svizzeri, in Contrada Strà (oggi via Strafforello) e, discutendo sulle tristi condizioni vissute dagli operai, posero le basi per la fondazione di una Società, il cui nobile scopo sarebbe stato quello di recare aiuto alle famiglie. Non furono discorsi oziosi, quelli che fecero i portorini riuniti nel caffè, tanto è vero che, coraggiosamente, animati daspirito di sacrificio e buona volontà, concretizzarono i loro proponimenti e, trovata una prima sede nella storica piazzetta Pagliari, in fondo a Porta Nuova, il 21 luglio 1851, fondarono la Società Operaia di Mutuo Soccorso, sede di Porto Maurizio. A quei primi, pochi pionieri, animati unicamente da nobile spirito di abnegazione nei confronti del prossimo, ben presto se ne aggiunsero altri e la Società Operaia prese a lavorare a pieno ritmo, diventando punto fermo e riferimento per tutti gli operai. Tra i soci benemeriti, ve ne fu uno, in particolare, che dedicò anima, corpo, scienza e tempo, nonché personali risorse finanziarie, ai più bisognosi. Il suo nome era Francesco Raineri, nato a Costarainera nel 1818, di professione medico; il suo motto, «Tutti per uno, uno per tutti», fu il leit motiv di tutta la sua vita, al quale, sempre, si attenne. Egli si recava nelle case degli operai  ammalati e, se constatava che le loro finanze erano scarse, li riforniva di medicine, senza nulla chiedere in cambio. Se si rendeva conto che, oltre la malattia, nella casa albergava la fame, assieme alle cure portava pane e carne. Lo chiamavano il medico dei poveri ed era amato e rispettato da tutti. Furono uomini illuminati, come il dottor Raineri e tanti altri, a dare impulso alla Società Operaia, la quale crebbe e si sviluppò. Nell’ottavo congresso della Società, tenutosi a Milano, la sede di Porto Maurizio fu invitata a partecipare e presentò il suo rapporto morale assieme a quelli delle città di Biella, Torino e Genova. Da tale rapporto risultava che nella Società «libera da qualche setta che in alcun tempo la infestava, vi regna la massima concordia e lo spirito di unione brilla fra gli operai» (frase rilevata da documenti d’archivio). Deputato a quel congresso, fu l’avvocato Stefano Boldrini.
Nel 1879, il numero dei soci era notevolmente aumentato e l’attività della Società Operaia funzionava a pieno ritmo: si erano create scuole serali, si distribuiva vitto, vestiti, sussidi e doni. La piccola sede di piazza Pagliari non bastava più e fu necessario cercarne un’altra, più grande e più agevole. Il presidente di allora, l’impresario Gerolamo Garibaldi, dopo aver pensato in un primo momento al Miradore, nel sito Giandonè, trovò i locali siti in via Maria Cristina (ora via Giosuè Carducci) e vi installò la sede, quella che è tuttora funzionante. La Società cresceva sempre di più e nel 1882, l’allora presidente, Pietro Clasio, pensò di erigere un monumento a Giuseppe Garibaldi. Promosse quindi una pubblica sottoscrizione alla quale aderirono, sia pur con modesti contributi, in molti, rendendo possibile, nel 1904, il compimento dell’opera, effettuata dallo scultore Tancredi Pozzi. All’inaugurazione del monumento, avvenuta a giugno 1904, sotto la presidenza del cav. Gerolamo Garibaldi, sfilarono squadre di garibaldini e associazioni varie, accompagnate dalla banda musicale. Nel frattempo, tornando indietro al 1882, nel Teatro Cavour di Porto Maurizio, il 2 giugno dello stesso anno, l’on. Massabò commemorò l’Eroe dei due Mondi, sempre sotto l’egida della Società. Nel 1889 si inaugurò una nuova bandiera sociale e nei giorni 19-20- 21 settembre, sotto la presidenza di Gerolamo Garibaldi, iniziò quella serie di festival famosi, che riscossero un tale successo da indurre i soci a ripeterli negli anni e nei decenni successivi. Oltre ai festival, tradizionalmente, ogni anno, si svolgeva un grande ballo nel teatro Cavour, al quale partecipavano intere famiglie. Il sodalizio diventava sempre più forte e, nel 1890, durante un banchetto, presenti le autorità, si decise di nominare presidente onorario il senatore Cremona. Il 19 gennaio 1891, un grave lutto colpì la Società e la cittadinanza tutta: mori il dottor Francesco Raineri, il medico dei poveri. Lo piansero tutti e alle sue esequie parteciparono, oltre alla popolazione portorina, gli abitanti dei paesi vicini. La Società, per onorarIo degnamente e ricordarlo nei secoli a venire, oltre ad intestare la sede con il suo nome, decise di dedicargli un monumento, che fu inaugurato nel 1901 e collocato in piazza Lunghetta. Da allora la piazza prese il nome di piazza dottor Francesco Raineri. Presidente dell’epoca era Alfonso Anselmi e il discorso commemorativo fu tenuto dal dottor Semeria, medico sanitario. Il 19 aprile 1897, la Società fu invitata a partecipare ai festeggiamenti del 26° anniversario della consorella onegliese e tutto si svolse in un clima di fraterna amicizia. La Società Operaia di Mutuo Soccorso, legalmente costituita con atto del 15 ottobre 1904 presentato il 10 marzo 1905, venne giuridicamente riconosciuta il 15 aprile 1905. I programmi del suo statuto erano:
Patria – Famiglia – Carità – Educazione, veri capisaldi ai quali i soci si attennero sempre, con l’assistenza alle famiglie bisognose e le cure mediche. Il dottor Carlo Falciola, seguendo le orme del dottor Raineri, si dedicò con amore e passione al soccorso e sostegno dei malati, per molti anni, e dopo di lui, lo fecero altri medici, tra i quali il dottor Giuseppe Natta. Alcune persone che contribuirono al suo sviluppo sono Tito Bruno, Gerolamo Spinelli, Sebastiano Acquarone, Dodero, Vassallo, Pio Corazza e altri, lutti attivamente impegnati nel perseguire il bene del prossimo. I tempi sono cambiati, esiste la Cassa Mutua, esistono i sindacati e l’analIabetismo è quasi del tutto debellato. I figli degli operai sono diventati ingegneri e, fortunatamente, il tenore di vita è migliorato per tutti. Anche la Società Operaia, seguendo il passo con i tempi, è cambiata. Dopo un periodo di stasi (anni ’80), durante i quali la sua sede veniva utilizzata principalmente per mostre di pittura o per favorire l’aggregazione degli anziani, che si riunivano nei suoi locali per giocare a carte o chiacchierare, attualmente, sotto l’impulso del suo presidente Pietro Naso, coadiuvato dal vicepresidente Gerolamo Saglietto e da uomini come Giuseppe Libertucci, Paolo Aliprandi, Franco Magurno, Giuseppe Ghirardo ed altri, è risorta a nuova vita, diventando, a tutti gli effetti, un circolo culturale, nel quale vengono presentati libri, si ospitano filodrammatiche, si tengono serate danzanti ed altre varie attività. La sede di via Carducci (sempre la stessa) è stata abbellita e rinnovata e il rivederla così, messa a nuovo, suscita sentimenti di gioia profonda. (New Magazine, 2001)

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